Linguaggio apocalittico ed ermeneutica delle Apparizioni

Tra i vari generi letterari della rivelazione biblica – e ad essa collegati – non è da trascurare il genere apocalittico che ha avuto un rigoglioso sviluppo soprattutto nei secoli più vicini al Nuovo Testamento, prima e dopo di Cristo. A parte le due grandi apocalissi, cioè quella di Daniele e di Giovanni – poste rispettivamente a conclusione dell’Antico e del Nuovo Testamento – nei profeti biblici e negli scritti neotestamentari sono molteplici i brani apocalittici.1 L’apocalittica e tutt’altro che una corrente astratta del pensiero giudaico: essa e strettamente legata al destino della storia e del mondo, ma interviene con un linguaggio originale, misterioso e sconcertante. Essa si sviluppa ed afferma in tempi di grande crisi, in condizioni umanamente disperate e di mortale pericolo per la comunità dei credenti, quando solo un intervento dall’Alto può operare un reale cambiamento del mondo. Apokálupsis è rivelazione delle cose celesti e dei progetti divini che trasformano profondamente la storia realizzando definitivamente in essa il disegno di Dio: il mondo che verrà finalmente sarà come il mondo celeste.2 L’apocalittica è il prolungamento della profezia, la quale non è di per sé annuncio di futuro, ma una parola riguardante la storia presente ed è un giudizio su di essa. Stabilire un confine tra profezia e apocalittica non è facile, anche perché nella profezia esistono testi apocalittici, sebbene con prospettiva diversa.3 Alla parola chiara e concreta dei profeti succedono le visioni, le rivelazioni misteriose degli apocalittici. Se la profezia si fonda sulla parola e sull’ascolto, l’apocalittica utilizza la visione, la rappresentazione, le immagini. I profeti sono coinvolti direttamente nella storia del popolo; gli apocalittici hanno una prospettiva universale e cosmica, nella quale inseriscono il vissuto del medesimo popolo; i primi presentano un giudizio su singoli eventi, i secondi offrono una spiegazione religiosa della storia del mondo. I profeti considerano il presente come tempo di sofferenza e prospettano un’era felice per il futuro; gli apocalittici vedono i cieli aperti e il futuro di Dio che irrompe nella storia del mondo realizzando una nuova creazione.

1. SIMBOLISMO E SUA INTERPRETAZIONE

Per esprimere la visione di realtà assolutamente nuove, di rigenerazione escatologica operata direttamente da Dio, lo strumento indispensabile è il simbolismo, spesso di non facile comprensione: «Il gioco dei simboli a volte si presenta tanto complicato che i testi si trasformano in un enigma per noi che non possediamo il sistema di interpretazione di un tale genere letterario».4 Insieme e all’interno del simbolismo c’è un dato costante rappresentato dal dualismo, da una lotta incessante tra Dio e le forze del male (entità reali e personali, e non mere rappresentazioni della malvagità e della malizia umana), che percorre la storia dall’inizio alla fine, e che si conclude con il definitivo trionfo di Dio e la scomparsa del male dalla faccia della terra. Trattandosi di una lotta escatologica, di una battaglia definitiva tra il bene e il male, il simbolismo apocalittico è particolarmente violento e scenograficamente impressionante. Ciò induce ad attribuire all’ apocalisse un carattere disastroso che suscita spavento e terrore, ma in realtà si tratta di una letteratura di speranza che ha come obiettivo la consolazione di coloro che soffrono per la fede e la giustizia, la fine delle tribolazioni e violenze del tempo presente e l’instaurazione di un nuovo ordine, dove avrà stabile dimora la giustizia e si rea1izzerà pienamente e in maniera definitiva il regno di Dio.5 Il simbolo ovviamente non ha valore in sé, ma per il messaggio che veicola: deve essere pertanto interpretato. La visione va ricondotta alla parola, pena la sua insignificanza. In una parola: la visione ha bisogno di ermeneutica. Tale ermeneutica è sia esterna al racconto, richiamandosi ai criteri di lettura condivisi all’interno della comunità cui la rivelazione apocalittica è indirizzata. Ma è anche interna al racconto stesso: in esso, infatti, c’è la presenza dell’angelus interpres, la cui funzione è, insieme, garantire la comprensibilità della rivelazione ed esplicitarne il contenuto veritativo. Nello scorrere dei racconti-rivelazioni apocalittici, l’intervento dell’angelus interpres è non di rado sollecitato dal veggente, diventando così componente indispensabile per la comprensione delle visioni, perché la comunità e le persone siano in grado di leggere il contenuto, il senso e la portata delle rivelazioni. Queste ultime, a loro volta, hanno «il compito di portare nella storia concreta, nella vita di ogni giorno, le categorie teologiche astratte, interpretando la realtà nella loro luce e indicando poi le conseguenze operative».6 Il simbolismo apocalittico registra, pur nella sua varietà, la presenza di alcuni elementi costanti. C’è sempre un’apokálupsis, il cielo che si apre, solitamente con la comparsa di un personaggio celeste – divino, angelico – con segni e messaggi al servizio del progetto di Dio sulla storia, che assumono quasi sempre la forma di un mistero da decifrare, di un segreto da svelare. Spesso, nella storia della Chiesa, il personaggio celeste che appare è la figura glorificata di Maria. In ogni caso, tutti gli interventi dall’Alto hanno bisogno di interpretazione alla luce del punto focale dell’intera rivelazione: Gesù risorto, da cui si effonde e a cui riconduce l’azione profetico-apocalittica dello Spirito. L’interpretazione delle apparizioni – proprio per il loro genere particolare – non dev’essere fatta soltanto alla luce di ciò che è chiaro nella rivelazione, ma anche sulla base dei misteriosi testi apocalittici, disseminati nelle Sacre Scritture.7 Questo vale per tutte le apparizioni, specialmente per quelle in cui gli elementi e lo sfondo apocalittico sono accentuati, come appunto per le manifestazioni di Fatima.8

2. APOCALITTICA E PROFEZIA

Nei fenomeni. verificatisi alla Cova d’Iria, il legame tra letteratura apocalittica e storia è particolarmente stretto ed evidente: il messaggio delle apparizioni è espresso in categorie chiaramente apocalittiche, ma è fortemente ancorato alla storia contemporanea.9 E allora la sola chiave apocalittica non è sufficiente alla comprensione degli eventi. Come si è detto, è difficile spesso stabilire un confine tra profetismo e apocalittica, dal momento che non di rado i due generi si intrecciano, come appunto nel caso di Fatima in cui il linguaggio apocalittico non intende proiettare fuori dalla storia presente, ma è messo al servizio di essa come avviene solitamente nella profezia. La connessione tra apocalittica e profezia è ribadita esplicitamente anche nell’Apocalisse giovannea: «L’Apocalisse di Giovanni si presenta anzitutto come una profezia, vale a dire “Un messaggio destinato a fare appello alla testimonianza”».10 Questo è il centro d’interesse dell’Autore e il criterio decisivo di ogni corretta interpretazione; per conseguenza «chi presti attenzione solo all’aspetto straordinario delle rivelazioni si sbaglia gravemente».11 Più volte, sia all’inizio che al termine del libro (cfr. Ap 1,3; 22,7.9.10.18,19), Giovanni qualifica il suo Scritto come profezia, sulla scia della grande tradizione veterotestamentaria, come appare con evidenza dalle parole dell’angelo: «Nei giorni del settimo angelo, quando starà per suonare la tromba, si compirà il mistero di Dio come Egli lo ha annunciato ai suoi servi, i profeti» (Ap 10,7). All’Autore viene rivolta una frase propria della tradizione profetica: «Devi ancora profetizzare su molti popoli e nazioni e lingue e re» (Ap 10,11). Dalla tradizione profetica 1’Apocalisse attinge molteplici motivi e lo straordinario simbolismo che è una delle caratteristiche più appariscenti del libro.12 Con questa precisazione fondamentale possiamo prendere in considerazione il linguaggio apocalittico e la simbologia delle visioni di Fatima.

3. LINGUAGGIO APOCALITTICO E APPARIZIONI DI FATIMA

Stando a quanto hanno raccontato i ragazzi di Fatima, ogni apparizione presentava una cornice e scenografia apocalittica, con sottolineatura della luce, dei colori, della bellezza di tutto ciò che proviene dal cielo ed è manifestazione di grazia e santità.13 É evidente in particolare la bellezza e lo splendore della Vergine, ma anche la semplicità ed innocenza dei veggenti, abbagliati dal fulgore della luce celeste. La cornice e la scenografia generale sono chiaramente apocalittiche. Entrando nel vivo dell’apparizione ci si imbatte immediatamente in un segreto, vale a dire in una visione che ha bisogno di essere rivelata a privilegiati veggenti e nascosta a tutti gli altri: ecco un tipico elemento apocalittico, quello dei segreti divini, il mistero delle cose che accadranno, di cui solo alcuni sono messi a conoscenza. A Fatima c’è un unico segreto articolato in tre parti:
– La prima parte riguarda l’orribile visione dell’inferno: «… un grande mare di fuoco, che sembrava stare sotto terra. Immersi in quel fuoco, I demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o bronzee, con forma umana che fluttuavano nell’incendio [ … ]. I demoni si riconoscevano dalle forme orribili e ributtanti di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti e neri. Questa visione durò un momento. E grazie alla nostra buona Madre del Cielo, che prima ci aveva prevenuti con la promessa di portarci in Cielo (nella prima apparizione), altrimenti credo che saremmo morti di spavento e di terrore». Le immagini sono tipicamente apocalittiche: il mare di fuoco, l’abisso dove sono immersi i demoni “dalle forme orribili e ributtanti” e con loro quanti ad essi appartengono. Tipica e l’insistenza sulla bruttezza repellente delle cose viste, proprio come avviene nell’Apocalisse giovannea, e la presentazione di Satana precipitato dal cielo insieme con i suoi angeli (cfr. Ap 12,9) e “gettato nello stagno di fuoco e zolfo” insieme con la bestia e il falso profeta (cfr. Ap 20,10). L’attenzione si concentra sul fuoco e sul suo colore rosso violento, sulle tinte negative di nero e di bronzo, in una parola sulla bruttezza disgustosa della visione, tipica della rappresentazione del male nel linguaggio apocalittico. Il tutto suscita spavento e terrore, mitigato dalla parola rassicuratrice della buona Madre del cielo. IL ruolo dell’angelus interpres qui è assicurato dalla Vergine stessa, che prima ha preparato i veggenti a sostenere l’orribile visione e poi ne spiega il significato: «Avete visto l’inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace». 0gni apparizione/visione ha non solo una finalità positiva, ma invita i veggenti, i Pastori del popolo di Dio e tutti i credenti a reagire in maniera adeguata e concreta alla luce della visione stessa accogliendo le parole “ermeneutiche” della Vergine, intraprendendo nuove vie di testimonianza evangelica.14
– La seconda parte del segreto riguarda l’immediato futuro, annunciando una prossima seconda guerra devastante, nel caso il mondo non si converta. Anche qui sono evidenti diversi elementi apocalittici: «La guerra sta per finire; ma se non smetteranno di offendere Dio, durante il Pontificato di Pio XI ne comincerà un’altra ancora peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà che sta per castigare il mondo per i suoi crimini, per mezzo della guerra, della fame, delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre. Per impedirla, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se accetteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, vane nazioni saranno distrutte. Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace». Si parla del “grande segno” (Ap 12,1) di una luce sconosciuta che annuncia i castighi sul mondo, mediante la guerra, la fame e le persecuzioni ai “santi” e l’imperversare del male sulla faccia della terra. Tutti dati caratteristici della letteratura apocalittica. La tragedia della guerra minacciata e imminente potrebbe essere evitata con la conversione e la penitenza dei credenti, simboleggiata nella consacrazione al Cuore Immacolato di Maria. In caso contrario – e la Vergine lo prospetta, perché se ne sia coscienti – ci sarà una guerra spaventosa, con sofferenze indicibili per la Chiesa e per il mondo.15 Alla fine, come sempre, trionferà il Regno di Dio, ma – particolare degno di nota – mediante la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, e al mondo sarà concesso un periodo di pace.16
– Ma è soprattutto nella terza parte del Segreto che la descrizione apocalittica appare più evidente e dettagliata: «Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una Spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: 1’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa, che è Dio, (“qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti”) un vescovo vestito di bianco, (“abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”) insieme a vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo, con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce, venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e vane persone secolari, uomini e donne di vane classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio». A proposito di questa terza parte del segreto di Fatima, la più misteriosa, Lucia osservava saggiamente che a lei era stata concessa la visione, ma non la sua interpretazione, la quale non spetta al veggente, ma alla Chiesa. L’angelo del giudizio e del castigo con la spada fiammeggiante è un chiaro simbolo apocalittico – che richiama Gen 3,24 – secondo cui gli angeli sono esecutori del volere e delle deliberazioni divine. Le fiamme della spada angelica hanno il compito di incendiare e distruggere il mondo a causa dei suoi peccati, ma l’incendio è evitato grazie alla presenza delta donna luminosa. Il simbolismo può evocare Ap 12, in cui e presente una donna vestita di sole, che secondo l’interpretazione comune rappresenta la Chiesa che genera Cristo, ma include il significato mariano come radice del simbolismo stesso e come sua conseguenza. Per l’intercessione dei giusti e dei santi i castighi sono allontanati (cfr. Mc 13,20). L’angelo che stava per distruggere la terra, trattiene la sua spada grazie alla mediazione della donna, ma raccomanda con forza la penitenza e la conversione, come condizione per evitare sconvolgimenti e ulteriori catastrofi: motivi ripresi dal genere apocalittico, in particolare dall’Apocalisse giovannea, la quale a sua volta echeggia i castighi inflitti all’Egitto, a motivo dell’indurimento del faraone. La visione centrale del vescovo vestito di bianco – seguito da vescovi, sacerdoti e religiosi – che sale la ripida montagna su cui campeggia la grande croce, allude alla chiesa dei martiri che segue le orme di Cristo, salendo con Lui l’erta del calvario, versando il sangue per Lui e con Lui. Nella visione si può scorgere il secolo scorso, nel quale sono inserite le apparizioni, come epoca di martiri e di terribili persecuzioni,17 di due guerre spaventose e di conflitti locali innumerevoli, che hanno fatto del secolo XX uno dei pin crudeli della storia, ma non si limita ad esso. Come la prima e la seconda parte del segreto, anche la terza termina con una visione positiva e consolante: “Sotto i due bracci della Croce ci sono due Angeli con un innaffiatoio di cristallo nella mano, in cui raccolgono il sangue dei Martiri e con esso irrigano le anime che si avvicinano a Dio”.18 Il sangue dei martiri unito a quello della croce di Cristo e fonte di vita e di forza per quelli in cammino verso il Signore: «La visione della terza parte del “segreto”, così angustiante al suo inizio, si conclude quindi con una immagine di speranza: nessuna sofferenza è vana, e proprio una Chiesa sofferente, una Chiesa dei martiri, diviene segno indicatore per la ricerca di Dio da parte dell’uomo».19 Ancora una volta il messaggio apocalittico-profetico termina con una prospettiva di vittoria e di speranza dopo la grande prova.
Il genere apocalittico delle apparizioni di Fatima non si limita a presentare visioni impressionanti, ma ci coinvolge nella lotta contro le potenze di morte che aggrediscono con estrema violenza il mondo e in particolare la comunità dei “santi”, alla cui difesa interviene il Signore con la sua potenza divina e con la collaborazione dei suoi angeli. I credenti non sono semplici spettatori, partecipi di questa lotta drammatica, e sono chiamati a dare la testimonianza fino al sangue. Ma perché il Signore risparmi giorni tristi alla chiesa e al mondo, Fatima ci lascia un duplice imperativo, che fa parte della grande tradizione biblica: la preghiera e la penitenza, raccomandate rispettivamente dalla Signora luminosa e dall’angelo dalla spada fiammeggiante. Le apparizioni di Fatima, ancora oggi molto studiate, aggiungono un elemento nuovo, e per così dire inedito, quale condizione della pace e della salvezza: la possibilità di poter contare sull’intercessione efficace della Madre del Signore presupposta e annunciata dalla consacrazione al cuore immacolato della Vergine – un dato «sorprendente per persone provenienti dall’ambito culturale anglosassone e tedesco»20 – e non solo, che fa vedere come il ruolo della Vergine nella storia della salvezza sia un dato fondamentale, faticosamente assimilato e spesso dimenticato, ma sul quale la visione insiste con forza, in maniera chiaramente intenzionale.21 Lo stile apocalittico della rivelazione rende Fatima la più impressionante e una delle più studiate apparizioni moderne,22 e insieme la più legata alla storia, secondo la tradizione profetica. Ma anche quella che più esplicitamente evidenzia la presenza e il ruolo di Maria nella lotta con le potenze del male e la vittoria di Dio in Cristo.23

NOTE
1 Cfr. Mc 13; Mt 24; Lc 17,22-37; 21,5-26; iTs 1,10; 2Ts 1,7-10; 2,3-12; iCor 15,2328.35-37.
2 Secondo la concezione ebraica il tempo e la storia si dividono in due periodi: il tempo presente, “questo tempo”, sottoposto alle prove e alla sofferenza, e il “tempo a venire” che seguirà alla venuta del Messia e sarà radicalmente diverso.
3 L’escatologia dei profeti anteriori all’esilio (cfr. Is 2,2; Os 2,20; Is 11,6-8; Ez 36,35; Is 51,3; GI 4,18) contemplava anch’essa “la fine dei giorni”, ma con prospettiva storica e terrestre, mentre l’apocalittica propone scenari che si distaccano sempre più e trascendono il mondo presente, prospettando cieli nuovi e terra nuova (cfr. Is 65,15; 66,22; Ap 21,1). «La differenza tra profetismo e apocalittica risiede nella “effettualità” della parola: quella profetica trasforma la storia, ha valore dinamico; quella apocalittica annuncia un futuro migliore, ha valore rivelativo, perché annuncia uno straordinario intervento di Dio che porterà al superamento di «un momento tragico… Diversa è l’attenzione alla storia: i profeti partono da questa per capirne la fine, gli apocalittici partono dalla fine per giudicare la storia; i primi hanno per questo mondo una speranza, negata dagli apocalittici» (B. MARCONCINI, Apocalittica, in AA. VV., Temi teologici della Bibbia, San Paolo, Cinisello Balsamo 2010, 71s). Tenendo conto di queste distinzioni tra profezia e apocalittica, nelle apparizioni mariane insieme con la simbologia apocalittica bisogna riconoscere una forte dose di profetismo, a motivo del loro forte legame con la storia presente.
4 P. GRELOT, Apocalittica, in Enciclopedia della Bibbia, Elledici, Torino 1969, vol. 1, 559.
5 «Un’esigenza acuta del mondo di oggi è in possibilità della speranza. Ce lo dice in futurologia [ … ], le discussioni filosofico-teologiche in proposito. E la speranza è una dimensione essenziale dell’apocalittica» (U. VANNI, Apocalittica come teologia, in AA. VV., Dizionario Teologico Interdisciplinare, I, Marietti, Torino 1977, 399).
6 Ibidem, 399.
7 Per la dialettica tra rivelazione, visione, invisibilità e parola nell’Antico Testamento, ed i relativi influssi nell’apocalittica, si veda R. FORNARA, La visione contraddetta. La dialettica fra visibilità e non-visibilità divina nella Bibbia ebraica, Roma 2004.
8 Cfr. S. M. PERRELLA, Impronte di Dio nella storia. Apparizioni e Mariofanie, Messaggero, Padova 2011.
9 Cfr. F MANZI, Fatima. Profezia e teologia, San Paolo, Cinisello Balsamo 2017.
10 P. PRIGENT, L’Apocalisse di s. Giovanni, Roma 1985, 763.
11 Ibidem, 763.
12 Cfr. A. VALENTINI, Maria secondo le Scritture. Figlia di Sion e Madre del Signore, Dehoniane, Bologna 2007, 329.
13 E ben nota l’arte apocalittica di presentare in maniera splendida ed attraente il bene (si notino gli impasti di colori eterei, la dolcezza delle musiche e dei canti, l’avvenenza dei personaggi) e in forma repellente tutto ciò che è manifestazione del male (bruttezza, bestialità e orrore).
14 Cf. G. M. ROGGIO, Teologia della rivelazione suo rapporto con le rivelazioni private: il loro valore ecclesiogenetico, in Credere Oggi 33 (2013), 59-69.
15 Suor Lucia avrebbe ricevuto, dopo il 1917, altre rivelazioni. Nel suo scritto “Memorie di Suor Lucia” (Secretariado dos pastorinhos-Santuario di Fatima, Fatima, 191) lei stessa rivela i dettagli, ricevuti il 13 giugno 1929: «Poi la Madonna mi disse: “E arrivato il momento in cui Dio chiede che il Santo Padre faccia, in unione con tutti i Vescovi del Mondo, la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato, promettendo di salvarla con questo mezzo. Sono tante le anime che la giustizia di Dio condanna per i peccati commessi contro di Me, che vengo a chiedere riparazione: sacrificati per questa intenzione e prega”. Informai di tutto il confessore, che mi ordinô di scrivere ciò che la Madonna voleva che si facesse». Suor Lucia rivela anche che successivamente – ma la data non è specificata e non sappiamo se ciò sia avvenuto giorni o anni dopo – la Madonna le avrebbe detto lamentandosi: “Non hanno voluto soddisfare la Mia richiesta!… Come il re di Francia, si pentiranno e la faranno, ma sarà tardi. La Russia avrà già sparso i suoi errori per il mondo, provocando guerre e persecuzioni alla Chiesa: il Santo Padre avrà molto da soffrire”». In questi ultimi tempi sono stati pubblicati: LUCIA DE JESUS, Memórias, Ed. CrItica de Cristina Sobral, Fatima 2016; SANTUARIO DI FATIMA, Documentazione Critica su Fatima, Selezione di documenti (1917-1930), PAMI, Città del Vaticano 2016.
16 Cfr. S. DE FIORES, Il segreto di Fatima. Una luce sul futuro del mondo, Cinisello Balsamo 2008.
17 E’ significativa in merito una frase della lettera inviata da Suor Lucia al papa Giovanni Paolo II il 12 maggio 1982: «la terza parte del “segreto” si riferisce alle parole di Nostra Signora: “Se no (la Russia) spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, vane nazioni saranno distrutte”». Insieme con lo sterminio comunista è bene ricordare anche le tante violenze perpetrate nel secolo appena trascorso, come il genocidio armeno, la repressione messicana, la rivoluzione spagnola, le stragi naziste, soprattutto lo sterminio comunista cui più direttamente si riferisce la visione di Fatima; senza dimenticare, la violenza islamista in questa tormentata prima fase del terzo millennio.
18 cfr. J. RATZINGER, Commento teologico, in CONGREGAZIONE PER LA D0TTRINA DELLA FEDE, Il Messaggio di Fatima, del 26 giugno 2000, in Enchiridion Vaticanum, Dehoniane, Bologna 2004, vol. 19, n. 1012, 563-564.
19 lbidem, nn. 1013-1014, 564-565.
20 Ibidem, n. 1013, p. 564. Un dato a nostro avviso preoccupante che testimonia ancora tutte le difficoltà del dialogo ecumenico con il mondo nato dalla Riforma del XVI secolo.
21 Cfr. S. M. PERRELLA, “Il Messaggio di Fatima” della Congregazione per la Dottrina della Fede (26 giugno 2000). Interpretazioni contemporanee, in Marianum 84 (2012), 283-356.
22 Cfr. MANZI, 315-353, con indicazioni bibliografiche selezionate, estese, mondiali ed aggiornate.
23 Cf. D. A. FOLEY, Il libro delle apparizioni mariane. Influenza e significato nella storia dell’uomo e della Chiesa, Milano 2004, 371-403.

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