Come la Chiesa è giunta alla definizione dogmatica dell’Assunta

Di Angelo Amato in AA. VV., L’Assunzione di Maria Madre di Dio. Significato storico-salvifico a 50 anni dalla definizione dogmatica, PAMI, Città del Vaticano 2001,  pp.43-70.

1. Dogma e sviluppo del dogma

La parola «dogma» indica una decisione autorevole e viene usata anche dal NT a indicare, ad esempio, «i decreti dell’imperatore» (At 17,7). Nella terminologia patristica il «dogma» include gli insegnamenti di Gesù e della Chiesa1. A partire dal secolo XVILI il dogma designa quello che prima veniva indicato come “esposizione” (“ékthesis”), “dottrina” (“didaskalìa”), “confessione” (“homologhìa”) o “articolo di fede” (“articulus fidel”). «Nell’ attuale linguaggio del Magistero e della teologia il “dogma” è una dottrina nella quale la Chiesa, sia con un giudizio solenne sia mediante il magistero ordinario e universale, propone in maniera definitiva una verità rivelata, in una forma che obbliga il popolo cristiano nella sua totalità, in modo che la sua negazione è respinta come eresia e stigmatizzata con anatema»2. In realtà, la recente Nota dottrinale illustrativa della formula conclusiva della “Professio fidei” della Congregazione per la Dottrina della Fede (del 28 giugno 1998)3, opera una certa gerarchia tra le verità dottrinali: ci sono dottrine di fede divina e cattolica, che la Chiesa propone come divinamente e formalmente rivelate e, come tali, irreformabili (ib. n. 5); ci sono, poi, quelle dottrine attinenti al campo dogmatico o morale, che sono necessarie per custodire ed esporre fedelmente il deposito della fede, sebbene non siano state proposte dal magistero della Chiesa come formalmente rivelate (n. 6); ci sono, infine, quegli insegnamenti, in materia di fede o morale, presentati come veri o almeno come sicuri, anche se non sono stati definiti con giudizio solenne né proposti come definitivi dal magistero ordinario e universale (n. 10). Se le verità del primo ordine richiedono un assenso di fede teologale (ib. n. 5), quelle del secondo ordine esigono un assenso fermo e definitivo, fondato sulla fede nell’assistenza dello Spirito Santo al magistero della Chiesa, e sulla dottrina cattolica dell’infallibilità del magistero in queste materie (n. 6). Gli insegnamenti appartenenti al terzo ordine richiedono un ossequio religioso della volontà e dell’intelletto (n. 10). Nell’esemplificazione che la stessa nota riporta, i dogmi mariani sono elencati tra le verità del primo ordine. I dogmi mariani, quindi, dell’Immacolata del 1854 e dell’Assunta del 1950 richiedono un assenso di fede teologale. Si è concordi nell’ammettere un certo sviluppo del dogma, che comporta una sempre maggiore comprensione nella storia del dato rivelato da parte della Chiesa con 1’assistenza dello Spirito Santo, che e il fattore essenziale di tale sviluppo e la guida della Chiesa verso la verità tutta intera. Il problema dello sviluppo del dogma, soprattutto per quanto riguarda il dogma dell’Assunzione, implica molteplici questioni dottrinali, come la natura della rivelazione, l’interpretazione della Parola di Dio nella storia, il significato della tradizione, il compito della Chiesa nell’ interpretazione della Scrittura e della Tradizione, 1’azione dello Spirito Santo nella comprensione della fede nella storia. Tenendo conto di questo complesso orizzonte ermeneutico, non erano più adeguate le teorie cosiddette “logiche”, che descrivevano lo sviluppo del dogma «unicamente in termini di inferenza logica e trovavano il criterio di verità unicamente nella correttezza del procedimento logico adoperato»4. Era urgente invece considerare lo sviluppo del dogma come un aspetto del mistero della Chiesa pellegrinante nella storia sotto la guida dello Spirito del Cristo Risorto: «La giustificazione del carattere rivelato di una verità non poteva perciò piò essere vista come la dimostrazione, attraverso mezzi puramente logici, che la nuova verità è contenuta nell’antica, ma anzitutto come la comprensione, attraverso una “storia valutativa” (per usare una espressione di B. Lonergan), del fatto che il processo che ha portato alla fede attuale della chiesa corrisponde al giusto atteggiamento della comunità ecclesiale davanti alla Parola di Dio»5. In questo contesto assume un valore primario la considerazione di alcuni fattori, come la vita della Chiesa nelle sue vane espressioni, il sensus e il consensus fideliumtestimoniati e vissuti nella pietas liturgica, nella riflessione teologica e nei pronunciamenti magisteriali. Si tratta di manifestazioni stoniche dell’ azione invisibile, ma reale, dello Spirito Santo, soggetto trascendente della tradizione e guida sicura del suo sviluppo. Dallo studio sulla definibilità dell’Assunzione si ricava che lo sviluppo di questo dogma è avvenuto nella Chiesa con i caratteri di uno sviluppo autenticamente storico, in cui ogni nuova conoscenza raggiunta si presenta a prima vista con i caratteri di una reale novità. La garanzia, che non si tratti di una verità diversa da quella rivelata a noi nel Cristo, ci viene data sia dal magistero, che ci certifica della continuità formale dell’ autorità della chiesa di oggi con la chiesa apostolica, sia dalla teologia che, in quanto fides quaerens intellectum, mette in luce la continuità di contenuto tra la predicazione attuale e la predicazione apostolica6. La rivelazione permane nella sua unicità e completezza, pur nella consapevolezza della crescita nella conoscenza e della formulazione di nuovi aspetti ancora impliciti o non adeguatamente espressi. Tuttavia, sia nel pronunciamento dottrinale sull’Immacolata Concezione, sia in quello sull’Assunta si realizza un nuovo modello di sviluppo della storia dei dogmi, caratterizzato da quattro fattori: la maturazione del dogma non avvenne per contrastare un’eresia; la decisione ultima non fu di un concilio ecumenico, ma del Papa; «la motivazione e la difesa del dogma non poterono venir basate su enunciati della S. Scrittura con quella chiarezza e forza di convinzione che si erano verificate prima»7; il fattore fortemente decisivo è il «factum Ecclesiae», cioè l’appello alla fede attuale della Chiesa docente e discente.

2. Un sintetico sguardo storico

Per dare ragione di questo sinteticissimo sguardo storico premettiamo due precisazioni. La prima riguarda 1’incompletezza dei dati da noi forniti, data l’impossibilità di inserire in un breve articolo tutte le informazioni a nostra disposizione8. Una seconda precisazione, di grande rilevanza metodologica, riguarda il fatto che la nostra ricerca si atterrà alle fonti conosciute, agli studi disponibili e anche al linguaggio usato fino alla proclamazione del dogma (1 novembre 1950). Non si tiene conto, cioè, di eventuali nuove scoperte o di riletture chiarificatrici di fonti letterarie anteriori a quelle conosciute fino alla metà del secolo XX. Ne si tiene conto, ovviamente, dello sviluppo della metodologia teologica postconciliare e del corrispondente linguaggio in mariologia. A tale proposito, ad esempio, resta tipico del linguaggio preconciliare sia il riferimento consueto ai cosiddetti “privilegi” mariani sia le qualifiche teologiche “formaliter” “virtualiter”, “mediate” “immediate”, “explicite” “implicite”. Cercando, ora, di offrire una sintesi della maturazione storica e teologica dei dogma dell’Assunzione, si può affermare che agli studiosi sembrava che dal al V secolo ci fosse una zona d’ombra su questo dato di fede, del quale al massimo c’era qualche accenno negli apocrifi. Martin Jugie, concludendo la sua poderosa indagine storico-teologica sui primi cinque secoli della tradizione cristiana, affermava: «Non abbiamo incontrato nessuna testimonianza assolutamente chiara ed esplicita sull’ Assunzione gloriosa della Madre di Dio, così come la intende oggi la teologia cattolica»9. La stessa oscurità sembrava permanere nella individuazione dell’inizio della festa liturgica in Oriente e in Occidente. É un fatto, però, che i Padri e i dottori della Chiesa della tarda patristica, hanno omelie sulla dormitio o koimisis della Beata Vergine. Dal momento che la liturgia non crea la fede, ma la suppone, si deve concludere all’esistenza di una ferma convinzione nella preghiera e nella coscienza di fede della Chiesa sia dell’incorruzione del corpo della Beata Vergine sia del suo trionfo sulla morte e della sua glorificazione a somiglianza del suo Figlio divino. Verso la fine del secolo VII, infatti, a Roma il Papa San Sergio (687-701) aveva ordinato per la festa della “Dormitio”, subito dopo chiamata, “Assumptio Sanctae Mariae”, una solenne processione stazionale, che doveva muoversi dalla chiesa di S. Adriano nel Foro e raggiungere S. Maria Maggiore10. Un secolo dopo, Adriano I (784-790) inviava all’imperatore Carlo Magno il Sacramentario Gregoriano, nel quale la festa dell’Assunta aveva già una vigilia. A metà del secolo IX il Papa San Leone IV (847-855) solennizzô ulteriormente la festa aggiungendovi l’ottava e il digiuno. La festa dell’Assunzione veniva testimoniata contemporaneamente anche in altre liturgie, come, ad esempio, in quella mozarabica e in quella bizantina. La celebrazione liturgica, mediante l’invito alla preghiera e alla contemplazione, era uno strumento efficace per l’approfondimento della verità di questo evento mariano. Ai secoli VII e VIII appartengono le chiare e profonde testimonianze di San Modesto di Gerusalemme (+634) e di San Giovanni Damasceno (675-749). L’Omelia sulla Dormizione della Madre di Dio di San Modesto di Gerusalemme viene ancora oggi considerata «come il primo discorso bizantino sulla festa del 15 agosto cos! come il primo monumento della teologia greca dove è affermata esplicitamente la dottrina cattolica deli’ Assunzione»11. A sua volta, il Damasceno è noto per le sue tre celebri omelie sulla “dormitio” della Beata Vergine. Nella prima, così si esprime: «Come chiameremo allora questo mistero che ti coinvolge? Morte? Ma anche se la tua anima tutta santa e beata si separa, come esige la natura, dal tuo corpo felicissimo e puro, e il corpo è consegnato ad una sepoltura come tutte le altre, ciò nonostante non rimane nella morte e non è decomposto dalla corruzione. A colei che conservò intatta la verginità durante il parto, dopo la morte il corpo fu custodito incorruttibile, e venne trasferito in una dimora più nobile e divina, non soggetta alla morte, ma destinata a durare per gli infiniti secoli dei secoli»12. Tra il secolo VIII e il secolo XIII il Filograssi vede, ad esempio, una specie di “crisi in Occidente”, identificandola nella polarizzazione che si verificò in questo periodo tra l’Epistula ad Paulam et Eustochium dello Pseudo-Girolamo (una falsificazione da attribuirsi a Pascasio Radberto, morto verso l’856) e I’opera De assumptione beatae Mariae Virginis dello Pseudo-Agostino. Lo Pseudo-Girolamo è agnostico: «secondo lui si può credere ad una risurrezione anticipata, ma non è permesso di affermarla. Lo Pseudo-Agostino invece scende in campo decisamente a favore dell’Assunzione»13. Da questo dibattito esce vincitore lo Pseudo-Agostino, il cui influsso fu notevolissimo per la formazione di una robusta teologia assunzionistica latina14. La crisi di questo periodo servì a vagliare il dato liturgico e ad approfondire le motivazioni teologiche. In realtà una più accurata indagine storica mostra come 1’abbondante letteratura dei Transitus offrisse una testimonianza antica, insistente e diffusa sull’Assunzione di Maria al cielo e come la dottrina favorevole a tale verità fosse generalmente condivisa. Tra gli autori, si possono citare, S. Bernardo di Chiaravalle, Arnaldo di Bonavalle, Amedeo di Losanna, Isacco della Stella, Filippo di Harveng, Alano di Lilla15, Papa Onorio III, S. Antonio da Padova, S. Bonaventura, S. Alberto Magno, S. Tommaso d’Aquino, Bartolomeo da Bologna, Giacomo da Varazze, Gretrude di Heifta, S. Bernardino da Siena16. I teologi posttridentini furono per lo più favorevoli a tale dottrina, illustrandola con vane ragioni teologiche, come la dignità della divina maternità di Maria, la sua insigne santità, la sua intima unione col Figlio. In questo campo si distinsero, tra gli altri, S. Pietro Canisio e Francisco Suarez. Al Canisio risalgono alcune importanti affermazioni sullo sviluppo dei dogmi: «La Chiesa nel succedersi dei tempi aumenta la sapienza, e sotto la guida dello Spirito Santo, dal quale viene costantemente diretta ed istruita, accoglie e diffonde una più chiara luce della verità sia dai concili sia dal consenso dei teologi»17. Non manca, però, un certo movimento antiassunzionista, soprattutto in Francia, con le esitazioni, ad esempio, di Louis-Sdbastien Tillemont (1637-1698). In conclusione, si possono distinguere tre stadi nello sviluppo di questo dogma: il periodo che va fino al Concilio di Tento; il periodo che va da Trento al secolo XIX; infine, il periodo che va dalla proclamazione del dogma dell’Immacolata alla proclamazione del dogma dell’Assunta. In ogni caso, diversamente dalla storia del dogma sull’Immacolata Concezione18, nella storia del dogma dell’Assunzione non ci furono schieramenti teologici fortemente contrapposti. Se nel primo periodo si trattava di fondare il fatto dell’Assunzione, negli altri si cercava di dare fondamento teologico al fatto: «L’argomento principale era tolto dalle relazioni esistenti tra Maria e il suo Figlio. Non poteva il corpo della Vergine Madre di Dio soggiacere alla corruzione; che anzi conveniva che fosse, unito con l’anime, assunto alla gloria celeste. Così richiedeva la coerenza con gli altri privilegi mariani, cui non si oppone l’insegnamento della Chiesa, della Scrittura e del Padri. Un tal genere di ragionamento non sembrava a molto decisivo, fondato com’era su motivi di convenienza, per quanto alta. La certezza si raggiunse nel secondo e terzo stadio, quando si ricorse all’autorità ed al consenso della Chiesa docente e discente intorno all’ Assunzione, come fatto e verità rivelata»19.

3. La solenne disputa sulla definibilità dogmatica dell’Assunzione (12 dicembre 1946)

Per dare un resoconto storico attendibile sulla storia della definibilità del dogma dell’Assunzione fino al 1950, vorrei iniziare da una solenne disputa teologica tenuta all’Università Gregoriana il 12 dicembre 194620. Il tema della disputa era l’illustrazione della definibilità dogmatica dell’Assunzione. Il protagonista fu un giovane studente, il Servo di Dio, Don Giuseppe Quadrio (19231-1963), del quale è stata introdotta la causa di beatificazione. Accenno a questo autore, perché nella sua opera teologica ci ha consegnato il resoconto più completo delle ragioni teologiche a fondamento del dogma dell’Assunzione. Per il Quadrio, l’Assunzione è una Verità di fede paragonabile sia a una nuova stella, che, pur brillando in cielo fin dall’inizio della creazione, solo ora viene da noi scoperta, sia a un seme che, pur profondamente inserito nel deposito della rivelazione, solo nel corso dei secoli giunge a piena maturazione21. Come era nel metodo teologico preconciliare, viene subito premessa la tesi da dimostrare – “l’Assunzione corporea di Maria come una verità formalmente rivelata almeno in modo implicito” -, con le caratteristiche qualifiche della teologia scolastica: “probare contendimus assumptionem esse veritatem formaliter saltem implicite revelatam”22. La dimostrazione procede attraverso i seguenti tre passaggi: «1. Assumptio corporea a multis saeculis est factum Ecciesiae tum docenti tum discenti infallibiliter certum; 2. Et quidem ita certum, ut divinitus quoque revelatum dicendum sit; 3. Non autem, t videtur, explicite revelatum, sed formaliter implicite et confuse»23. Per suffragare la prima affermazione, Quadrio menziona l’esistenza già nel secolo V in Siria della festa liturgica dell’Assunzione di Maria. Afferma poi che tale celebrazione si diffuse in tutto l’oriente e poi in Gallia nel secolo VI e a Roma nel secolo V124. Per cui verso la fine del secolo VII e all’inizio dell’VIII ci sarebbe già una matura teologia dell’Assunzione, testimoniata, tra gli altri, da S. Germano patriarca di Costantinopoli e da S. Giovanni Damasceno25. Egli nota anche che nella tradizione liturgica bizantina, mozarabica, gallicana e romana la festa della “dormitio” di Maria cede a poco a poco il posto a quella della sua glorificazione e della sua Assunzione26. Precisa che questa conoscenza progressiva dell’Assunzione si trova anche presso i teologi. Mentre nel secolo XIII l’Assunzione veniva considerata una “pia sentenza comune nella chiesa”, e nel secolo XV come una “verità certa”, dopo il Vaticano I è invece ritenuta “verità teologicamente certa, o anche rivelata e definibile”27. A questo punto egli fa sua la conclusione di W. Hentnich e R. G. De Moos, i quali, alla fine della loro raccolta delle Petitiones28, affermano che, tenendo conto delle richieste avanzate con un consenso moralmente unanime da parte dei vescovi di tutto il mondo, «doctninam quae tenet Beatam Mariam Virginem anima et corpore in coelum esse assumptam, esse a Deo revelatam ideoque tamquam dogma fidei divinae definiri posse»29. A questo consenso della chiesa docente si può aggiungere quello della chiesa discente, come fanno fede i “plebisciti” assunzionistici, la celebrazione solennissima della festa, la devozione al rosario, le opere artistiche sull’Assunzione. Questo complesso di testimonianze e questo consenso della chiesa docente, e discente è – secondo Quadnio – «indubium signum non solum certitudinis verum etiam divinae revelationis pnivilegii mariani»30. Infatti questo mistero non viene conosciuto attraverso la conöscenza sensibile, perché è una realtà intrinsecamente sovrasensibile; né fu una conseguenza dell’osservazione del sepoicro vuoto o di una rivelazione privata o dei racconti degli apocrifi o di un’autorità storica. La logica conclusione è quindi: «Infallibilis enim instinctus christianus Assumptionem a pus factis historicis seiungit, eamque inter mysteria fidei christianae reponit, nec aliud testimonium invocat nisi Dei verbum»31. L’ultimo passaggio è dato dal tentativo di qualificare teologicamente questo fatto di fede non tanto come fondato su motivi di pura convenienza, ma su ragioni di stretta necessità. Si fa quindi riferimento alla vittoria di Maria sul diavolo (Gn 3,15), all’annunciazione (Lc 1,28), e alla relazione tra la morte e risurrezione di Cristo e il trionfo di Maria32. Inoltre si afferma il nesso che nella tradizione patristica e liturgica si ha tra la perpetua verginità di Maria e la sua altrettanto perfetta incorruzione nella morte33. Infine si afferma la convenienza dell’assimilazione di Maria alla stessa sorte del suo Figlio divino34. La conclusione è che i dogmi mariani, singolarmente e nel loro complesso, postulano l’Assunzione e si armonizzano con essa, sì che si può affermare che l’Assunzione è «formaliter implicite in illis revelata»35. Quindi può essere definita come dogma di fede. Nel testo della disputa c’è attenzione all’indagine storica e alle fonti liturgiche orientali e occidentali. Non si può, tuttavia, non notare come l’impostazione metodologica è ancora essenzialmente deduttivistica: l’Assunzione viene ricavata e fondata a partire dagli altri dogmi mariani. Il ricorso alla Scrittura avviene solo al terzo passaggio e mediante il metodo frammentario e parziale dei «dicta probantia». Ovviamente, non c’è traccia dell’odierna ermeneutica del dogma condotta con la stessa raffinatezza dell’interpretazione scritturistica. Inoltre, non viene menzionato, almeno in questa disputa, lo Spirito santo, come Spirito di continua illuminazione nella storia della nostra comprensione del mistero di Cristo, della chiesa, dell’umanità, di Maria. Non si accenna, cioè, a quello che oggi chiameremmo la «comprensione pneumatica» del mistero di Maria nella storia e nella vita della chiesa. Infine, il problema dello sviluppo del dogma mariano non è tanto, come si è detto prima, una questione di qualifica teologica a priori – verità formalmente rivelata, in modo esplicito o in modo implicito ecc. -, quanto piuttosto di coscienza di fede espressa nella lex orandi e nella lex credendi e nella loro concreta espressione e fondazione teologica nella storia.

4. La teologia «assunzionistica» prima del 1950

La prima metà del nostro secolo è stata un’epoca appassionatamente mariana: dalle apparizioni di Fatima nel 1917 alla proclamazione del dogma dell’Assunzione nel 1950 fu un crescendo di fervore, di iniziative e di devozione mariana che poi sfocerà nel 1964 nel cap. VIII della costituzione dogmatica sulla chiesa del Vaticano II.36 Congar parla di “mariologia galoppante” nel periodo preconciliare, e intende con ciò uno sviluppo esagerato del discorso mariano che saprebbe del patologico37. In realtà, giustamente condizionati dalla magistrale sintesi mariana del concilio, riesce forse oggi difficile valutare con equilibrio il versante mariologico preconciliare, che non è affatto nel suo complesso un fossato oscuro e culturalmente sprovveduto, ma rappresenta invece una ascesa graduale verso il compimento conciliare attraverso le spinte innovatrici del movimento biblico, di quello liturgico, patristico, ecumenico, e della teologia kerygmatica. Ci è sufficiente citare le opere di Otto Semmelroth38, Hugo Rahner39 e Henri de Lubac40, che, agli inizi degli anni ’50, rappresentarono alcune delle premesse più significative del rinnovamento mariologico conciliare. Si può affermare comunque che la proclamazione del dogma dell’Assunta nel 1950 rappresentò il culmine della mariologia preconciliare con il trionfo del cosiddetto movimento assunzionista. Anche qui, forse bisognerebbe approfondire e coordinare meglio le cause dell’improvviso risorgere e affermarsi della corrente assunzionistica durante e subito dopo la disastrosa seconda guerra mondiale. Siamo di fronte a un movimento squisitamente teologico, nel senso che si tratterebbe di una maturazione ineluttabile della coscienza di fede della chiesa universale nei confronti del fatto dell’Assunzione di Maria? O si tratta piuttosto di una contingenza sostanzialmente storica unita a un’esigenza di natura psicologica, nel senso che si desiderava allontanarsi definitivamente dagli orrori della guerra per puntare lo sguardo verso un modello di umanità realizzata e gloriosa come quella della beata Vergine? O si tratta, invece, di una provvidenziale coincidenza di consensi dall’alto e dal basso verso una dimensione mariana, che trova negli anni ’40 una positiva attenzione a motivare il suo fondamento teologico? Probabilmente si tratta dell’insieme di questi e di altri fattori. Qui noi cercheremo di ricostruire gli elementi concreti che costituirono di fatto il «Sitz im Leben» in cui maturò la proclamazione del dogma dell’Assunzione.

        4.1. Un diffuso movimento d’opinione
Subito dopo la definizione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria nel 1854, ebbe inizio un diffuso movimento d’opinione – non tanto o almeno non principalmente di studio – a favore della dogmatizzazione dell’Assunzione41. Una delle prime petizioni fu inviata dalla Regina Isabella II di Spagna a Pio IX il 27 dicembre 1863, su suggerimento dell’arcivescovo Antonio Maria Claret y Clara, fondatore dei claretiani42. Questa corrente sembra essere stata presente anche al Vaticano I (1868-69), come mostrano alcuni postulati di padri conciliari43. Il concilio, però, non affrontò il tema a causa della sua sospensione a tempo indefinito e anche per l’opposizione di non pochi padri. Il movimento assunzionista continuò, tuttavia, ad agire sia inviando petizioni alla Santa Sede, sia promuovendo iniziative, tra cui quella di un plebiscito universale tra i cattolici. La santa Scde, tramite 1′ allora S. Uffizio, rispose con estrema cautela, proibendo esplicitamente – con un decreto del 19 febbraio 1880 – il movimento mondiale promosso dall’abate benedettino Luigi Vaccari44. Di fatto, i convegni mariani internazionali del 1902 a Friburgo e del 1904 a Roma si astennero dall’inviare petizioni45, che ripresero, però, in modo massiccio dopo la prima guerra mondiale. Bisogna notare, a questo punto, che l’analisi teologica delle Petitiones non apporta elementi storici e dottrinali di particolare significato. Molto spesso si tratta di moduli riempiti da molte firme. Esse costituiscono, però, una testimonianza concreta del vissuto di fede della quasi totalità dei vescovi e dei fedeli cattolici.

4.2. L’impu1so decisivo di Pio XIL
Il Papa permise ai gesuiti Wilhelm Hentrich e Rudolf Walter De Moos di raccogliere e pubblicare nel 1942 due grossi volumi contenenti le già citate Petitiones fatte pervenire al S. Uffizio – da parte di 113 cardinali, 18 patriarchi, 2.505 arcivescovi e vescovi, 32.291 sacerdoti e religiosi, 50.975 religiose, e 8.086.396 fedeli – per sollecitare la definizione del dogma dell’Assunzione46. I due studiosi giunsero alla conclusione che c’era una morale unanimità tra i vescovi di tutto il mondo, i quali, come maestri autentici, non solo insegnavano la dottrina dell’Assunzione corporea della B.V. Maria, ma ne chiedevano la definizione dogmatica, sottolineandone l’opportunità47. Pio XII inoltre preparò il terreno teologico per un’eventuale definizione dogmatica pubblicando alcuni documenti dottrinali, che costituirono di fatto un nuovo quadro di riferimento teologico-dogmatico, dopo gli sbandamenti del modernismo, dopo un certo smarrimento e disagio di fronte alle nuove metodologie storico-critiche e dopo le tragiche traversie della guerra. Si ebbero così le grandi encicliche Mystici corporis sulla chiesa (29 giugno 1943); Divino afflante Spiritu sulla S. Scrittura (30 settembre 1943); Mediator Dei sul sacrificio eucaristico (20 novembre 1947); Humani generis (12 agosto 1950) con la critica alle nuove tendenze filosofiche e teologiche e con le importanti affermazioni sull’autorità del magistero pontificio48. Quest’ultima enciclica fu pubblicata appena tre mesi prima della proclamazione del dogma dell’Assunzione, fatta il 1 novembre 1950. E, infatti, al magistero ecclesiastico – dice Pio XII – che «Christus Dominus totum depositum fidei – Sacras nempe Litteras ac divinam “traditionem” – et custodiendum et tuendum et interpretandum concrederit»49. Il Papa, inoltre, aveva inviato il 10 maggio del 1946 l’enciclica Deiparae Virginis a tutti i vescovi del mondo con la richiesta del loro parere sulla definibilità e sull’opportunità del dogma dell’Assunzione50. La pubblicazione ufficiale dell’enciclica fu tardiva. Ma la risposta fu quasi unanimemente positiva ad entrambe le domande. Pio XII coronò questa lunga marcia del movimento assunzionista con la promulgazione della costituzione apostolica e bolla dogmatica Munificentissimus Deus del 1 novembre 1950, in cui veniva solennemente proclamato il dogma dell’Assunzione della B.V. Maria, adeguatamente fondato e motivato51.

   4.3. L’apporto del teologi
L’affermazione della teologia assunzionistica fu anche propiziata da studi e ricerche monumentali sull’argomento. Ricordiamo, ad esempio, la voluminosa opera di padre Martin Jugie (1878-1954), sulla morte e Assunzione della beata Vergine, pubblicata nel 194452. Si tratta di una imponente raccolta di dati storico-dogmatici sulla questione della morte-risurrezione-glorificazione di Maria nella tradizione liturgica e teologica, orientale e occidentale. Ancora oggi è ritenuta un riferimento essenziale per gli studiosi di tale tema. Altrettanto importante e complementare alla precedente fu l’opera del francescano Karel Balic, che nel 1948-1950 pubblicò due poderosi volumi, contenenti le testimonianze storiche della dottrina dell’Assunzione di Maria a partire dai primi secoli53. A queste ricerche storiche si affiancò la riflessione teologica. Nel 1945 ci fu la pubblicazione straordinaria di un numero unico della rivista Marianum, che, partendo da un’affermazione della Mystici corporis di Pio XII – a proposito della presenza di Maria in cielo in corpo e anima -, dedica l’intera annata del 1945 – di 82 pagine, data la guerra appena conclusa – a studi e considerazioni teologiche favorevoli alla definibilità del dogma dell’Assunzione54. Favorevoli erano numerosissimi studiosi, tra i quali, citiamo, ad esempio, il domenicano Reginald Garrigou-Lagrange55, i gesuiti Giuseppe Filograssi56 e Charles Boyer57, il già citato Karel Balic58, il Servo di Maria Gabriele Roschini59, il benedettino Bernard Capelle60, il gesuita Agostino Bea61. Non mancavano, però, autori che non approvavano una tale dogmatizzazione. Già nel secolo scorso erano rimasti famosi i casi dello storico della chiesa Ignazio Dollinger e del patrologo Giovanni Ernst.62 Poco prima della definizione aveva espresso ancora seri dubbi sulla definibilità del dogma dell’Assunzione, fra gli altri, il patrologo Berthold Altaner63. Riferendosi a questo periodo, anche Cougar nel 1987 in un libro-intervista affermô: «non ero del tutto in favore di questa definizione»64.

5. La mariologia della “Scuola Romana”

Per comprendere meglio il clima teologico degli anni ’40-’50 è forse utile dare un rapido cenno al suo contesto remoto, rintracciabile, ad esempio, negli autori e nelle opere della cosiddetta scuola romana di teologia65. Avendo a suo tempo contribuito non poco alla dogmatizzazione dell’Immacolata Concezione, essa ebbe un influsso indiretto, ma metodologicamente efficace, nella preparazione del dogma dell’Assunzione e nei primi tentativi di rinnovamento biblico e patristico registratisi intorno agli anni ’50. Nei due ultimi dogmi mariani, infatti, ci troviamo di fronte a un nuovo modello di sviluppo della storia dei dogmi. Essi non furono l’espressione della coscienza di fede cattolica da parte di un concilio ecumenico, contro errori ereticali, ma furono una decisione autoritativa del Papa fondata soprattutto sull’argomento di tradizione. Fu proprio la riscoperta e la valorizzazione della tradizione patristica una delle principali caratteristiche della scuola romana di teologia, che, nel secolo scorso, era stata viva all’università Gregoriana, illustrata da teologi come Giovanni Perrone (+ 1876), Carlo Passaglia (+1887), Clemens Schrader (+1875) e Johannes Baptist Franzelin (+1886)67. Si possono considerare loro seguaci in Germania Heinrich Denzinger (+1883), Matthias Joseph Scheeben (+1888), Joseph Hergenrother (+1890), Hugo Hurter (+1914). Passaglia, che insegnò dogmatica alla Gregoriana dal 1844 al 1857 uscendo poi dalla Compagnia di Gesù nel 1859, e Schrader furono gli esponenti più significativi di questa scuola, il cui programma era il ricupero della teologia patristica. Si ispirarono al metodo del gesuita Dionysius Petavius (+1652) e dell’oratoriano Louis de Thomassin (+1695), che erano stati molti attenti allo sviluppo del dogma cercando di inserire la mariologia nell’insieme di tutta la teologia68. I principi fondamentali della teologia della scuola romana erano dati dal riferimento sostanziale non alla filosofia e alla teologia scolastica, ma alla Scrittura, ai Padri e alla tradizione. Il ricorso ai Padri, soprattutto greci e in modo particolare a Grillo d’Alessandria, includeva necessariamente l’attenzione alla mariologia e all’influsso dello Spirito santo nella comprensione sempre più profonda e matura della verità di fede lungo i secoli. Più che all’illuminazione filosofica delle verità rivelate, questi autori si impegnavano a cogliere lo sviluppo organico della rivelazione nella storia. Accanto al metodo storico-positivo essi poi ponevano una speculazione non meramente filosofica ma intrinsecamente teologica, tutta tesa a inserire la mariologia nell’ambito dell’analogia fidei. Il ricorso ai Padri e alla tradizione fu il metodo usato, ad esempio, dal Perrone nel suo noto volume sull’Immacolata69, che, insieme ad altre opere di questi autori, contribuì moltissimo alla definizione del dogma dell’Immacolata. Di quest’opera il Filograssi affermava: «Si legge con frutto ancora oggi e ha prestato reali servizi, nella discussione circa la definibilità dell’Assunzione».70 Il capolavoro del Passaglia fu la monumentale opera De Immaculato Deiparae semper Virginis conceptu, pubblicata a Napoli nel 1855 e ritenuta unanimemente come un prodotto eminente della teologia dell’Ottocento difficilmente superabile ancora oggi71. La prima parte contiene le indicazioni della Scrittura e della tradizione. La tradizione patristica è abbondantissima nelle minuziose sezioni riguardanti i numerosissimi aggettivi che hanno relazione con 1’Immacolata, come intemerata, intacta, impolluta, inculpata, illaesa, incorrupta, illibata, integra munda... o i titoli come luce, stella, fibre, agnello, colomba, tempio, tabernacolo, altare, vittima, arca, candelabro… A quest’opera e ad altre della scuola romana si sono largamente ispirati i fautori del ritorno ai Padri in mariologia intorno alla metà del nostro secolo. Tra gli scritti importanti degli autori della scuola romana citiamo ancora il Tractatus de divina Traditione et Scriptura, di Johannes B. Franzelin72, che ha un rapporto stretto, anche se indiretto, con la mariologia, dal momento che la dottrina sulla tradizione ebbe applicazione nella definizione del dogma dell’Immacolata. La scuola romana produsse anche ottimi trattati di mariologia, fondati sulle fonti, equilibrati, senza esasperazioni teoretiche deduttivistiche e con opportuni riferimenti alla cristologia e alla ecclesiologia73Purtroppo la neoscolastica dissipò le novità metodologiche di questa scuola veramente precorritrice. Non del tutto, però, dal momento che i già citati studi dello Jugie e del Balic e, come vedremo, i trattati dei gesuiti Charles Boyer e Heinrich Lennerz sembrano ispirarsi in mariologia più ai principi della scuola romana che a quelli della neoscolastica.

6. La mariologia di Charles Boyer e Heinrich Lennerz

Da una lettera del’11 agosto 1948, Giuseppe Quadrio ci informa che Padre Lennerz aveva idee opposte al suo relatore Padre Boyer, aggiungendo che non tutti i docenti della Gregoriana condividevano tanto entusiasmo per la definibilità del dogma dell’Assunzione74. Limitandoci a Boyer e Lennerz, diciamo subito che entrambi insegnavano alla Gregoriana da molti anni e avevano pubblicato noti e diffusi trattati-dispense – in latino «ad usum auditorum» – sulla grazia, sul mistero trinitario, sulla cristologia, sui sacramenti. Entrambi avevano anche testi di mariologia. La caratteristica comune alle loro trattazioni mariologiche era il sostanziale riferimento alla Scrittura e soprattutto alla tradizione patristica e teologica della chiesa. In ciò essi sembrano continuare, anche se da diverse prospettive e con risultati non sempre coincidenti, la metodologia della scuola romana. Padre Boyer nella sua Synopsis Praelectionum de B. Maria Virgine del 1946 alla domanda «Utrum Maria fuerit assumpta in caelum» rispondeva positivarnente con la tesi: «Beata Virgo Maria, postquam ad imitationem mortis filii sui mortua fuerit, mox resurrexit et cum corpore glorificato assumpta est in caelurn ubi adstat regina angelorum et hominum ad dexterarn Christi triumphantis»75. Offre poi un breve elenco di autori favorevoli o meno. Tra i favorevoli pone anche lo Pseudo-Augustinus, e aggiunge semplicemente «quod opus in posteriores scriptores influxum efficacem exercuisse videtur»76. Lo studio del Quadrio partirà proprio da questa affermazione del suo maestro per verificare l’influsso dello Pseudo-Agostino sulla teologia latina. Nell’edizione ampliata del 1952 della stessa Synopsis, il Boyer offre questa volta un’ampia trattazione dell’Assunzione. Quando affronta lo Pseudo-Agostino e la sua opera De Assumptione Beatae Mariae Virginis, egli accenna a due studi: a quello di Henry Barré (1949)77, e alla tesi del suo discepolo Quadrio (1951)78, che nel frattempo era stata pubblicata. Boyer notava che sebbene ci fossero pareri divergenti sulla datazione dell’opera – Barré propendeva per il secolo XII, mentre Quadrio era per i secoli IX-X -, si era tuttavia concordi nell’esaltare il metodo teologico dello Pseudo-Agostino e il grande influsso esercitato sulla teologia posteriore79. Padre Heinrich Lennerz nella terza edizione del suo trattato De Beata Virgine (1939), a proposito dell’Assunzione così riassumeva la sua posizione: «Neque ex eo quod B. Virgo est Mater Dei, neque ex eius perpetua virginitate, neque ex Immaculata eius Conceptione cum necessitate sequitur, ut brevi post mortem resuscitari debuerit, ita Ut Deus aliter statuere non potuisset; hinc neque ex his veritàtibus solis cum certitudine corporea assumptio B. Virginis videtur cognosci posse. Ergo jure dici potest: videtur probabile corpoream assumptionem B. Virginis esse veritatem, quae adeo pendet a libera voluntate Dei, ut solum per formalem revelationem cum certitudine cognosci possit»80. Nell’edizione del 1957, tuttavia, lo stesso Lennerz ritiene l’Assunzione come un dogma divinamente rivelato: «Definitum est, Assumptionem corpoream B. Virginis esse dogma divinitus revelatum»81. A proposito dello Pseudo-Agostino cita il lavoro del Quadrio, e offre un’ottima sintesi del ragionamento teologico dell’anonimo autore medievale.82 Insomma, il lavoro del Quadrio fu accettato oltre che dal suo maestro anche dal suo supposto avversario.

7. «De Assumptione Beatae Mariae Virginis» dello Pseudo-Agostino e il suo influsso nella Teologia Assunzionistica Latina (1951)83

La dissertazione di dottorato del salesiano Giuseppe Quadrio, pubblicata nel 1951, si inserisce nel movimento di fondazione teologica della definibilità del dogma dell’Assunzione degli anni ’40-’50. Non essendo questa verità esplicitamente presente nella Scrittura, la tradizione patristica e teologica divenne la fonte principale da scrutare e da approfondire. Senza esplicita tematizzazione, si segue, insomma, il metodo che la scuola romana del secolo scorso adottò in rapporto al dogma dell’Immacolata. Se la disputa del 1946 era stata di indole teologica generale e risentiva notevolmente del metodo deduttivistico, l’argomento della dissertazione dottorale è invece di indole storico-dogmatica che richiedeva una metodologia attenta allo sviluppo del dogma nella storia. La pubblicazione dell’opera è posteriore di un anno alla solenne proclamazione del dogma. Le sue conclusioni, tuttavia, erano già note ai suoi maestri ed erano state anticipate parzialmente nella prolusione dell’ottobre del 195084, qualche settimana prima della proclamazione. Lo scopo dichiarato dello studio è quello di indicare «qua ratione ea quae a Vivo Magisterio docentur, in Sacris Litteris et in divina traditione, sive explicite sive implicite inveniantur»85.
Applicato all’Assunzione, questo significa che i teologi anzitutto devono provare come la dottrina dell’Assunzione corporea sia implicitamente contenuta in altre verità rivelate. Per Quadrio l’«aspetto fondamentale della questione sta nel vedere come e in quali verità rivelate la coscienza cristiana, illuminata dalla fede e guidata dallo Spirito Santo, ebbe dapprima l’intuizione confusa dell’Assunzione corporea e poi una sempre più chiara e sistematica certezza del fatto, e infine anche la prova della sua rivelazione e definibilità»86. A questo riguardo, egli ritiene di dover operare due passaggi: 1) l’accertamento della coscienza di fede ecclesiale circa l’Assunzione di Maria; 2) il fondamento di tale coscienza tradizionale nella verità biblica. E nell’introduzione egli afferma di aver trovato nella trattazione dello Pseudo-Agostino «il primo e più profondo elaboratore del metodo e delle ragioni teologiche a favore dell’Assunzione»87. Per il Quadrio quest’opera apparterrebbe all’epoca e all’ambiente carolingio del secolo IX con Alcuino di York (+ 804) suo probabile autore88. Sottolinea poi l’originalità del metodo teologico dello Pseudo-Agostino. La lex orandi, e cioè la tradizione liturgica della chiesa, affermava con sufficiente chiarezza la glorificazione celeste del corpo di Maria, in forza della sua divina maternità, integrità e santità. Molti cercavano di fondare questa coscienza di fede nella lettura degli apocrifi. Altri teologi invece o non ne parlavano o la consideravano una pia sentenza, per la mancanza di un esplicito riferimento nella Scrittura. Il merito dello Pseudo-Agostino fu quello di impostare diversamente il problema: 1. Anzitutto egli riteneva che l’Assunzione corporea, prima che un avvenimento di ordine storico, fosse una verità teologica connessa con le verità rivelate e distinta dalla monte sebbene congiunta con essa; 2. Ricercò poi i fondamenti dell’Assunzione non nella tradizione puramente storica, o nella leggenda, o nell’accomodazione più o meno arbitraria di passi scritturistici; ma nel deposito stesso della rivelazione (in questo caso nelle verità della maternità, integrità e santità di Maria), penetrato con la ragione illuminata dalla fede e controllata dal senso cristiano. Lo Pseudo-Agostino non ricorre a inesistenti dicta probantia biblici, né agli apocrifi, né al sepolcro vuoto. Si rivolge invece alla verità centrale del mistero di Maria, e con metodo dogmatico, ne approfondisce la divina maternità, la perfetta integrità e la eccelsa santità. Su queste verità egli fonda saldamente l’Assunzione corporea della beata Vergine; 3 Lo Pseudo-Agostino può concludere così alla convenienza, alla possibilità e alla realtà dell’Assunzione corporea di Maria89. Nella seconda parte della sua ricerca il Quadrio tratta dell’influsso di questa teologia assunzionistica a partire dal secolo IX, mostrando la sostanziale concordanza delle ragioni teologiche addotte dallo Pseudo-Agostino con quelle della bolla Munficentissimus Deus. Le conclusioni mostrano la sua acuta sensibilità storico-dogmatica quando fa notare il passaggio che avviene tra la semplice constatazione della celebrazione liturgica e devozionale della festa dell’Assunzione e la sua fondazione teologica: «Il senso cristiano, che con chiarezza sempre crescente, aveva piamente intuito l’Assunzione nel concetto dell’altissima dignità della Madre di Dio, ebbe nello Pseudo-Agostino l’interprete fedele ed il sostenitore vigoroso. Egli è il ponte fra il senso cristiano e la teologia assunzionistica latina, poiché in lui il senso cristiano diventa scienza teologica»90. «Fu infatti nella considerazione sempre più penetrante delle prerogative rivelate della Santissima sempre Vergine Madre di Dio, che la coscienza cristiana, sospinta dallo Spirito Santo, ebbe dapprima l’intuizione confusa dell’Assunzione corporea, e poi una sicura e sistematica certezza del fatto, ed infine la prova della sua rivelazione e definibilità»91. La ricerca del Quadrio costituisce un punto di riferimento fondamentale per la giustificazione teologica del dogma dell’Assunzione. Essa, infatti, fornisce un quadro abbastanza completo e organico dell’evoluzione dei «germi assunzionistici»92, contenuti nella tradizione liturgica orientale e occidentale e nella riflessione teologica soprattutto latina. Per questo i mariologi, a cominciare dai suoi maestri e relatori, non mancarono di citarlo. Egli, infatti, mise chiaramente in luce, attraverso il metodo dogmatico dello Pseudo-Agostino, le ragioni teologiche della verità e dell’origine divina del dogma dell’Assunzione. Diversamente dalla disputa del 1946, il Quadrio tiene presente nella sua dissertazione la componente pneumatologica nello sviluppo storico del dogma e nella comprensione sempre più profonda ed esplicita della rivelazione. Superò così l’obiezione contenuta nell’assioma «dal silenzio al dogma» sostenendo, invece, la tesi dell’approfondimento ed esplicitazione storica e teorica della verità di fede alla luce dello Spirito Santo nella chiesa. Per questo egli paragona la dottrina assunzionistica a un germe fecondo: «E così i germi fecondi deposti nel tesoro della Rivelazione, latenti per vari secoli nella fede e nella dottrina dei Padri, erompenti qua e là nelle formule liturgiche e teologiche dei secoli VII-IX, ma compressi e soffocati dalle eccessive preoccupazioni di un metodo puramente storico, ebbero in Occidente la loro rigogliosa fioritura per opera del metodo teologico dello Pseudo-Agostino, così come l’avevano avuta un secolo prima in Oriente, per merito dei grandi Oratori bizantini»93. Con notevole acribia storica egli vaglia la lex orandi orientale e occidentale ponendola in armonia e alla base della lex credendi, della lex intelligendi e della lex definiendi. Inoltre, egli mostra come al vissuto devozionale dei fedeli e al loro consenso dal basso corrisponde un magistero dall’alto di motivazione e di conferma.

8. La Costituzione Apostolica “Munificentissimus Deus” di Pio XII (1 novembre 1950)

In questo contesto di profonda indagine storico-teologica si inserisce la Costituzione Apostolica “Munificentissimus Deus” di Pio XII (1 novembre 1950). Il solenne pronunciamento pontificio, infatti, parte dal sensus fidelium, testimoniato dalle Petitiones e dalle risposte all’enciclica Deiparae Virginis Mariae del 1946; si rifà poi ai documenti della pietà mariana (chiese, città, istituti religiosi, rosario, città, arte), alla liturgia (festa dell’Assunzione in oriente e in occidente) e al consenso dei Padri e dei teologi (citando S. Giovanni Damasceno, S. Tommaso, S. Bonaventura, S. Roberto Bellarmino); fonda, infine, questa coscienza di fede sul dato biblico della divina maternità di Maria, della sua grazia e santità, e della sua verginità. A tale proposito Pio XII afferma: «Tutte queste ragioni e considerazioni dei santi padri e dei teologi hanno come ultimo fondamento la S. Scrittura, la quale ci presenta l’alma Madre di Dio unita strettamente al suo Figlio divino e sempre partecipe della sua sorte. Per cui sembra quasi impossibile figurarsi che, dopo questa vita, possa essere separata da Cristo – non diciamo, con l’anima, ma neppure col corpo – colei che lo concepì, lo diede alla luce, lo nutrì col suo latte, lo portò fra le braccia e lo strinse al petto. Dal momento che il nostro Redentore è figlio di Maria, non poteva, come osservatore perfettissimo della divina legge, non onorare oltre l’eterno Padre anche la Madre diletta. Potendo quindi dare alla Madre tanto onore, preservandola immune dalla corruzione del sepolcro, si deve credere che lo abbia realmente fatto»95. Il Papa mette poi in relazione il dogma dell’Immacolata concezione con quello dell’Assunzione, per cui l’augusta Madre di Dio, «Immacolata nella sua concezione [ … ], come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio, [ottenne] di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli»96. Subito dopo c’è la solenne definizione dogmatica: «Pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l’Immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo»97. La definizione dogmatica e la storia della sua lunga preparazione teologica potrebbe rimuovere un pregiudizio, secondo cui la mariologia preconciliare sia stata interamente deduttivistica e lontana dall’ispirazione delle fonti bibliche, patristiche e liturgiche. La definizione dogmatica si mostra, invece, sensibilissima alla fondazione storica e quindi pronta ad aprirsi e ad accogliere la svolta epocale del concilio, di cui in nuce avverte già la novità.

NOTE
1 Talvolta la parola indica anche un’eresia, come quando Vincenzo da Lerino chiama l’arianesimo “nuovo dogma” in opposizione di “dogmi della Chiesa”: Comnmonitorio, 9.20.
2 M. SEMERARO, Dogma, in Lexikon, Piemme, Casale M. 1993, p. 313. Cf. anche la costituzione dogmatica Dei Filius del Concilio Vatilano IL: DS n. 3011.
Cf. Enchiridion Vaticanum, EDB, Bologna 2000, vol. 17. nn. 1137-1155, pp. 856-875.
A. AIELLO, Tradizione e sviluppo del dogma nella problematica sulla definibilità dogmatica dell’Assunzione di Maria al cielo, Dissertatio ad doctoratum in Facultate Theologiae Pontificiae Universitatis Gregorianae, Roma 1979, p 375.
5 lb. p. 375-376.
6 Cf. ib. p. 377.
7 Cf. G. SÖLL, Storia dei dogmi mariani, LAS, Roma 1981, p. 354.
8 Per un panorama storico completo sulla storia del dogma cf. i già citati volumi dell’Aiello e del Söll.
9 M. JUGIE, La mort et 1’assomption de la Sainte Vierge. Étude historico-dotrinale, Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano 1944, p. 101.
10 Cf. G. FILOGRASSI, L’Assunzione di Maria alla luce del progresso dei dogmi, in Echi e commenti della proclamazione del domma dell’Assunzione, Academia Mariana Internationalis, Roma 1954, p. 35-36.
11 TMPM vol. 2 p. 121-122.
12 TMPM vol. 2 p. 517.
13 G. FILOGRASSI, L’Assunzione di Maria, p. 39.
14 Peril testo italiano dello Pseudo-Agostino (sec. IX), cf. TMPM vol. 3 p. 826-838.
15 Cf. TMSM vol. 3.
16 Cf TMSM vol. 4.
17 P. CANISIUS, De Maria Deipara Virgine, Parisils 1585, lib. 5, c. 6.
18 Cf. S. DE FIORES, Come la Chiesa cattolica è giunta alla definizione dogmatica dell’Immacolata Concezione, in Maria Santa e Immacolata segno dell’Amore salvifico di Dio Trinità, Edizioni Monfortane, Roma 2000, p. 25-49.
19 G. FILOGRASSI, L’Assunzione di Maria, p. 46.
20 La disputa si tenne all’Università Gregoriana alla presenza di nove cardinali, arcivescovi e vescovi (tra i quali G.B. Montini, il futuro Paolo VI), padre G. B. Janssens, preposito generale della Compagnia di Gesù, i rettori degli atenei pontifici romani e molti docenti illustri, tra i quali A. Bea, M. Jugie, K. Balic. Alle obiezioni mosse da Mons. Armando Fares e da P. Reginald Garrigou-Lagrange, G. Quadrio rispose con sicurezza e padronanza, oltre che con modestia (cf. L’Osservatore Romano del 14 dicembre 1946). Il testo originale della disputa è in latino e consta di nove pagine dattiloscritte: cf. Archivio Don Giuseppe Quadrio, N° 96-104, Posizione VI. Sara citato con la sigla D.
21 Cf. D p.1.
22 D p. 2.
23 D p. 3.
24 D p. 3.
25 D p. 2.
26 D p. 4.
27 D p.4.
28 W. HENTRICH – R. G. DE MOOS, Petitiones de Assumptione corporea B.M. Mariae in caelum definienda ad Sanctam Sedem delatae, propositae secundum ordinem hierarchicum, dogmaticum, geographicum, chronologicum ad consensum ecclesiae manfestandum, Typis Polyglottis Vaticanis, Romae 1942, 2 volumi. Quest’opera sarà citata con la sigla Petitiones.
29 D 4. La citazione che il Quadrio pone è: Petitiones t. IL, pag. 837.
30 D p. 5.
31 D p.5.
32 D p. 7.
33 D p. 7-8.
34 D p. 8.
35 D p. 8.
36 Per uno sguardo panoramico alla mariologia preconciliare, cf. S. DE FIORES, Maria nella teologia contemporanea, Roma, Centro di cultura mariana ‘Mater Ecciesiae” 1987, p. 19-107.
37  Y. M. CONGAR, Conversazioni d’autunno, Queriniana, Brescia 1987, p. 83.
38 O. SEMMELROTH, Urbild der Kirche. Organischer Aufbau des Mariengeheimnisses, Echter Verlag, Wtirzburg 1950.
39 H. RAHNIER, Maria und die Kirche, Marianischer Verlag, Innsbruck 1951.
40 H. DE LUBAC, Meditation sur l’Eglise, Aubier, Paris 1952.
41 Per la periodizzazione, cf. Petitiones vol. IL p. 880-881.
42 Cf. Petitiones vol. IL p. 882-884.
43 Cf. Petitiones vol. I p. 94, vol. IL p. 880s. Cf. anche G. SOLL, Storia dei dogmi mariani, LAS, Roma 1981, p. 355-356.
44 Cf. SOLL, Storia, p. 356.
45 Gli ordinatori delle Petitiones attribuirono ciò alle macchinazioni dei modernisti negli anni 1902-1906 (vol. 11 p. 881).
46 Cf. Petitiones vol. I p. XXILI.
47 Cf. Petitiones vol. IL p. 837.
48 Cf. DS n. 3885 sul magistero ordinario del Papa esercitato, ad esempio, mediante le encicliche.
49 DS n. 3884.
50 Cf. AAS 42 (1950) p. 782-783.
51 Cf. AAS 42 (1950) P. 753-771; DS n. 3900-3904.
52 M. JUGIE, La mort et l’assomption de la Sainte Vierge. Etude historico-doctrinale, Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano 1944, pp. VILI-747.
53 Cf. K. BALIC, Testimonia de assumptione Beatae Virginis Mariae ex omnibus saeculis. Pars prior: ex aetate ante concilium tridentinum, Academia Mariana, Romae 1948, pp. 416; Pars Altera: ex aetate post concilium tridentinum, ib. 1950, pp. 533.
54 Cf. gli studi di G. ROSCHINI, L’Assunzione nella teologia contemporanea, in «Marianum» 8 (1945) p. 1-34; ENRICO DI S. TERESA, Il movimento mariologico per la definizione dommatica dell’Assuzione corporea di Maria, ib. p. 35-58; L. CARLI, La definibilità dommatica dell’Assunzione di Maria, ib. p. 59-77.
55 R. GARRIGOU-LAGRANGE, L’Assomption est-elle forinellement revélée de facon inplicite?, in «Doctor Communis» 1 (1948) p. 28-63.
56 G. FILOGRASSI, De definibilitate Assumptionis B. Mariae V., in «Gregorianum» 9 (1948) p. 7-41; Traditio divino-apostolica et Assumptio B.M.V., ib. 30 (1949) p. 443-489; Theologia catholica et Assumptio B.M.V., ib. 31 (1950) p. 323-360.
57 Cf. dopo i suoi trattati di mariologia.
58 K. BALIC, De definibilitate Assumptionis B.M. V. in caelum, Officium Libri Catholici, Romae 1945.
59 Cf. nota 42.
60 B. CAPELLE, La fête de l’Assomption dans l’histoire liturgique, in «Ephemerides Theologicae Lovanienses» 3 (1926) p. 33-45.
61 A. BEA, La Sacra Scrittura “ultimo fondamento” del domma dell’Assunta, in «La Civiltà Cattolica» 101 (1950) IV p. 547-561.
62 Cf. G. SOLL, Storia, p. 358s, 363.
63 B. ALTANER, Zur Frage der Definibilitaet der Assumptio B.M. V., in «TheoIogische Revue» 45 (1949) cot. 129-142; 46 (1950) col. 5-20. La redazione delta rivista si dissociò dalle tesi del prof. Attaner [cf. ib. 46 (1950) col. 106], che riteneva la dottrina dell’Assunzione non seriamente dimostrabile né opportuna.
64 Y. CONGAR, Conversazioni, p. 86.
65 Cf. G. FILOGRASSI, Teologia e Filosofia nel Collegio Romano dal 1824 ad oggi (Note e ricordi), in «Gregorianum» 35 (1954) p. 512-540; W. KASPER, Die Lehre von der Tradition in der Römischen Schule (Giovanni Perrone, Carlo Passaglia, Clemens Schrader), Herder, Freiburg Basel Wien 1962.
66 C G. SOLL, Storia, p.354.
67 Cf. W. KASPER, Die Lehre, p. 9-26.
68 J. SCHUMACHER J., Das Mariologische Konzept in der Theologie der Roemischen Schule, in «Trierer Theologische Zeitschrift» 98 (1989) p. 212-223.
69 G. PERRONE, De immaculato Beatae Virginis Mariae conceptu an dogmatico decreto definiri possit disquisitio theologica, Speirani et Tortone, Taurini 1854 (la prima edizione romana è del 1847).
70 Cf. G. FILOGRASSI, Filosofia e Teologia, p. 526.
71 C. PASSAGLIA, De Immaculato Deiparae semper Virginis conceptu, I. Dura, Napoli 1855 (un volume in tre tomi per complessive 1375 pagine).
72 J. B. FRANZELIN, Tractatus de divina Traditione et Scriptura, Ex Typographia Polyglotta S.C. de Propaganda Fide, Romae 1879.
73 Cf. J. SCHUMACHER, Das Mariologische Konzept, p. 223s.
74 Cf. E. VALENTINI, Don Giuseppe Quadrio, p. 118.
75 C. BOYER, Synopsis Praelectionum de B. Maria Virgine, Apud Aedes Universitatis Gregorianae, Romae 1946, P. 29-30.
76 lb. p. 33.
77 H. BARRE, La croyance a l’Assomption corporelle en Occident de 750 a 1150 environ, in «Bulletin de la Société française détudes mariales» 7 (1949) p. 63-123.
78 G. QUADRIO, Il Trattato “De Assumptione Beatae Mariae Virginis” dello Pseudo-Agostino e il suo influsso nella teologia assunzionistica latina, Apud Aedes Universitatis Gregorianae, Romae 1951.
79 C. BOYER, Synopsis Praelectionum de Beata Maria Virgine, Apud Aedes Universitatis Gregorianae, Romae 1952, P. 51-52 nota 38.
80 H. LENNERZ, De Beata Virgine, Apud Aedes Universitatis Gregorianae, Romae 1939, p. 108 n° 149.
81 H. LENNERZ, De Beata Virgine tractatus dogmaticus, Apud Aedes Universitatis Gregorianae, Romae 1957, p. 131.
82 Cf. ib. p. 147-148.
83 G. QUADRIO, Il Trattato “De Assumptione Beatae Mariae Virginis” dello Pseudo-Agostino e il suo influsso nella Teologia Assunzionistica Latina, Apud Aedes Universitatis Gregorianae, Romae 1951.
84 Cf. G. QUADRIO, La definizione dommatica de1lAssunzione di Maria SS. alla luce della tradizione, in «Salesianum» 12 (1950) p. 463-496.
85 G. QUADRIO, Il Trattato, p. VIL.
86 lb. p. VIL-VILI.
87 Cf. ib. p. VILI.
88 Cf. ib. p. 46, 409. Sappiamo già che il Barré lo attribuisce al secolo XIL, al tempo di Sant’Anselmo di Canterbury (+1109) e cioè al movirnento teologico-monastico del secolo XV e a Pietro il Venerabile (+1156). Cf. H. BARRE, La croyance, p. 89.
89 Cf. G. QUADRIO, Il Trattato, p. 116. A pag. 169 Il Quadrio traduce le categorie teologiche dello Pseudo-Agostino in categorie della prima metà del secolo XX affermando: «Se dovessimo quindi esprimere il suo pensiero secondo la terminologia e le preoccupazioni attuali, potremmo dire che nel suo trattato dell’Assunzione appare “implicitamente rivelata” con rivelazione che oggi non pochi teologi chiamerebbero “formale implicita”».
90 1b. p. 412.
91 lb. p. 413.
92 Cf. ib. p. 47, 70, 95.
93 1b., p. 41Is.
94 Cf. AAS 42 (1950) p. 753-771.
95 Denz. n. 3900.
96 Denz. n. 3902.
97 Denz. n. 3903.

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