La nostra preghiera e Maria

1. PREGARE “CON MARIA”

La preghiera è il cuore della vita cristiana. Ed è il cuore di tutte le grandi religioni, che cercano Dio e in lui la propria realizzazione umana. La preghiera, anzi, è il respiro e il battito dell’umanità che, consapevole della propria finitezza e inconsciamente aperta all’Infinito, loda il Creatore, implora il Salvatore, ringrazia il Benefattore. Pregano gli ebrei, i musulmani, gli induisti, i buddisti, e i fedeli delle altre molte religioni del mondo. Ma in questo “coro” di oranti e nell’immensa varietà delle “preghiere”, la nostra preghiera “cristiana” tocca il vertice e ha una nota che le altre religioni non possono avere. È la preghiera filiale al Padre dell’Unigenito Figlio, fatto veramente carne per noi e fratello dell’umanità. Egli, come ha ricapitolato in sé incarnandosi e morendo tutto il genere umano, così ha assunto e assume nella sua preghiera tutto il pregare degli individui umani, nei quali Egli è misteriosamente presente col suo Spirito. «Egli porta gli uomini nella sua preghiera, poiché egli ha pienamente assunto l’umanità nella sua Incarnazione, e li offre al Padre offrendo se stesso» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2602). Nessuna preghiera infatti potrebbe salire al trono del Padre, se non per mezzo del Figlio. Ed è Dio stesso che prende l’iniziativa, sollecitando la risposta dell’uomo, per dialogare con lui e stabilire una reciproca alleanza; oggi anche con noi, come ha fatto con Adamo, Noè, Abramo, Mosè, Davide e i profeti: reciproca alleanza nel Figlio mediante lo Spirito Santo, che ci è stato donato.

        a) Maria 
Maria è l’Orante per antonomasia e la Supplice davanti al trono dell’Altissimo, in Cristo suo Figlio, sempre intimamente congiunta con lui, nostro Intercessore e Avvocato presso il Padre. Tutta la vita di Maria fu intessuta di preghiera: preghiera verginale, preghiera filiale, preghiera sponsale, preghiera materna. Nessuna preghiera fu mai così gradita a Dio come la sua vita e gli aneliti che salivano incessanti a Dio dalla sua mente e dal suo cuore di Vergine a lui consacrata. La sua vita – profumo che saliva al cielo come nube d’incenso – fioriva dalla sua interiore attitudine orante, in perenne dialogo d’amore col Signore suo Dio. Per questo a Nazaret, dopo l’annuncio dell’angelo, il suo cuore insieme con la voce proruppe esultando: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1, 38). «Il “fiat” è la preghiera cristiana: essere interamente per lui, dal momento che egli è interamente per noi» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2617). La preghiera di Maria poi è adorazione, domanda, intercessione, ringraziamento e lode. Pensiamo ad alcuni momenti rilevati dai Vangeli: il Magnificat della Visitazione, l’adorazione davanti al presepio del Bambino, la supplica a Gesù a Cana, l’offerta del Figlio al Calvario, la preghiera ardente nel Cenacolo… Maria prega con la Chiesa degli apostoli e con la Chiesa di tutti i tempi. Ma il valore e la forza incalcolabile della preghiera di Maria, nessuno la può uguagliare, nessuno la può scandagliare. Anche se prega unita e concorde con gli apostoli e con i discepoli del suo Figlio, la sua preghiera ha una singolarità al di sopra di tutti. La Vergine Maria è la “piena di grazia”: e ciò che Dio ha riversato di grazia su di lei, col suo Santo Spirito, non ha paragone con nessuna creatura, né umana né angelica, perciò anche la sua intimità con Dio non trova paragone, né in cielo né in terra. La sua preghiera perciò, anche se accomunata alla preghiera di tanti e tante persone presenti nella comunità, aveva un valore “singolare”, “unico”, che impreziosiva tutta la preghiera comunitaria. Inoltre, lei, e nessun altro, è la vera Madre di Dio: dignità e «dono di grazia esimia per cui precede di gran lunga tutte le altre creature, celesti e terrestri» (LG 53). È una vera e propria investitura divina, che si è posata con lo Spirito Santo e l’inabitazione del Verbo sopra di lei, e vi rimarrà in eterno. È una investitura che non solo la abilita ad accostarsi al trono di Dio per pregare e intercedere, ma la obbliga – come Madre del Capo suo Figlio e del Corpo delle sue membra, che è la Chiesa – a pregare intensissimamente e incessantemente secondo il volere del Padre, nell’abbraccio dello Spirito Santo, per tutti i figli di Adamo, dal primo uomo all’ultimo che vedrà la luce sulla terra, per l’oggi e il domani eterno di tutti. Una investitura “sacerdotale”, comunicata in pienezza solo a lei, dal Figlio sommo ed eterno Sacerdote. Quindi, pur “donna ebrea”, pur “sorella” di tutti gli uomini e di tutti i redenti, la sua preghiera esternamente accomunata alle altre sale e vale immensamente più delle altre, davanti a Dio: nobilita e impreziosisce il pregare di tutti.

        b) Noi “come” Maria e “con” Maria 
La preghiera è il misterioso vincolo che ci unisce alla Madre di Dio, la quale nelle sue apparizioni non cessa di esortare i suoi figli a pregare, tanto per i bisogni propri, quanto e specialmente per le necessità della Chiesa e per le precarie situazioni del mondo e degli uomini. Pregare “come” Maria, interamente fusa in Dio, non sarà possibile a noi e a nessuna creatura umana; eppure, il modello della Madre deve spingere i figli a imitarla, per quanto possono. Pregare “con” Maria ci riannoda alla prima comunità cristiana – che assidua e concorde, pregava con Maria –, e alla Chiesa di tutti i tempi. Significa innanzitutto fare della propria vita una continuata preghiera di adesione alla volontà di Dio, un piccolo fiat ininterrotto, unito al grande Fiat della Madre, sul quale poggia la storia della salvezza. Significa poi dilatarsi “con lei” ad abbracciare tutti gli uomini, i vicini e i lontani, addirittura i nemici e i persecutori, nel nostro pregare “per tutti”. Così si alterneranno anche in noi, come in lei, i molteplici aspetti della preghiera: lodare “con lei” il Signore onnipotente e ringraziarlo e benedirlo per le “grandi cose” che ha compiuto in passato e oggi compie in favore dell’umanità in Cristo e nella Chiesa; domandare umilmente perdono per sé e per tutti delle colpe e delle miserie commesse; intercedere e supplicare con lei la bontà infinita del Misericordioso prima di tutto sui fedeli, e poi su tutti gli uomini della terra – perché tutti sono suoi figli, redenti dal Figlio – , e, oltre il tempo, per le anime ancora bisognose di purificazione. Non c’è luogo in cui uno non possa ininterrottamente pregare, anche se occupato per dovere in una pluralità di servizi; e pregare “con lei” con intensità di fede e fiamma d’amore.

2. ADORARE “CON MARIA” GESÙ NEL SS. SACRAMENTO

L’adorazione è la disposizione fondamentale dell’orante, che si riconosce creatura davanti al suo Creatore: «Adorare Dio è, come Maria nel Magnificat, lodarlo, esaltarlo, e umiliare se stessi, confessando con gratitudine che egli ha fatto grandi cose e che santo è il suo nome» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2097). Ma l’adorazione eucaristica – «il più grande atto di adorazione della Chiesa» – è ancora di più: essa prolunga il Sacrificio eucaristico, intensifica e perpetua nei fedeli gli atteggiamenti di culto, che la Messa richiede: lode, ringraziamento, offerta e intercessione. La Chiesa nei suoi concili e il magistero dei papi insistono perché i fedeli dedichino spazi oranti all’adorazione eucaristica, adorando con fede Gesù realmente presente nei tabernacoli di tutta la terra.

a) Maria
Maria è «donna eucaristica con l’intera sua vita» (Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, n. 53); è il primo “tabernacolo” vivente della Presenza incarnata del Verbo. Ma come la Vergine Madre abbia adorato Gesù che si formava nel suo grembo e poi nei trent’anni in cui gli fu sempre vicina, nessuno lo potrà mai sapere. Nella profondità della sua fede, sostava come il sommo sacerdote davanti al ”velo” del tempio del corpo del Figlio, oltre il quale e nel quale si celava l’infinita maestà del Verbo del Padre. Perciò la sua vita era avvolta di silenzio. E adorando, lo ringraziava e benediceva; lo offriva vittima al Padre; in lui intercedeva grazia per tutta la terra. Quando poi Gesù ascese al cielo, quale altro conforto per il suo cuore di Madre se non partecipare alle celebrazioni eucaristiche della Chiesa nascente e prolungare – la prima che ne abbia dato l’esempio – l’adorazione a Colui che nel Pane e Vino consacrati rimaneva ancora in mezzo ai suoi, per confortarli nelle persecuzioni e nelle prigionie, sostenerli fino al martirio?

b) Noi “come” Maria e “con” Maria 
L’adorazione eucaristica di un vero “amico” e figlio di Maria diventa quasi un bisogno d’ani – ma: perché lei ha donato al Verbo – e con quale ineffabile amore – quelle carni immacolate e quel sangue, che permangono nelle specie eucaristiche; e con lui ha consumato il grande Sacrificio, che l’Eucaristia perpetua. L’adorazione eucaristica diventa la più intima comunione spirituale con Maria. E offre una continuata opportunità, oltre che di adorare il Signore realmente presente, di far propri i sentimenti della Madre, e dilatare gli spazi della carità sulla Chiesa intera e su tutta la famiglia umana. Perché «proprio in questo atto personale di incontro col Signore matura poi anche la missione sociale che nell’Eucaristia è racchiusa e che vuole rompere le barriere non solo tra il Signore e noi, ma anche e soprattutto le barriere che ci separano gli uni dagli altri» (Benedetto XVI, Sacramentum caritatis, n. 66).

3. PREGARE MARIA

Pregare Maria è tradizione di tutte le Chiese, fin dalla più remota antichità (solo i Protestanti non accettano che si invochi Maria). Ancorata alla sacra Scrittura, la liturgia della Chiesa offre una triplice tipologia di preghiere mariane: l’acclamazione di lode, che la proclama benedetta e beata e la invita a gioire; l’invocazione della sua intercessione, perché preghi per noi e ci salvi; la supplica a lei rivolta per ottenere da lei la salvezza. La salvezza viene solo dal Padre, per mezzo di Gesù nello Spirito Santo; ma passa attraverso la molteplice intercessione e la mediazione della Madre, nella Chiesa. Il Concilio, dopo aver esortato tutti i figli della Chiesa a promuovere generosamente il culto, specialmente liturgico, verso la beata Vergine, li esorta «ad avere in grande stima le pratiche e gli esercizi di pietà verso di lei, raccomandati lungo i secoli dal magistero della Chiesa» (LG 67): ad esempio, l’Angelus Domini e il Regina caeli. Ma per un “amico” e figlio di Maria il pregarla è istintivo, per gioire con lei, parteciparne le speranze e le ansie. Ed è dolce soffermarsi a guardare il volto della propria madre, riprodotto in tante immagini, contemplandone la bellezza e imprimendola nel cuore. Ed è altrettanto naturale dialogare con lei, in tutti i momenti e situazioni della vita: è la Madre e la confidente, a cui tutto si può dire, da cui tutto si può sperare. Magari riuscissimo a fare sul ritmo del nostro cuore altrettanti atti di fiducioso amore e di invocazione filiale, per noi e per tutti: «Santa Ma – dre di Dio, salvaci!».

4. PREGARE IL ROSARIO “CON MARIA”

Il santo Rosario, preghiera tanto raccomandata dalla Santissima Vergine nelle sue apparizioni, specialmente a Fatima, dove si è definita “la Madonna del Rosario”, e altrettanto inculcata e raccomandata dal magistero ecclesiastico, ha avuto nel dopo-Concilio un arricchimento e un incitamento nuovo, specialmente con l’esortazione apostolica Marialis cultus di Paolo VI e la lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae di Giovanni Paolo II. È stata dai Papi ribadita l’indole evangelica del Rosario, la centralità dei misteri di Cristo in esso enunciati – misteri della gioia, del dolore, della luce e della gloria –, l’importanza di fare del Rosario una contemplazione e un impegno di vita.

a) Maria 
Il Rosario prende le mosse da Maria, e si snoda sulla preghiera dell’Ave Maria. È infatti la Madre di Gesù, che ha partecipato a tutti i suoi misteri, la vivente custodia della sua parola e dei suoi eventi, anche ora in cielo, dove la memoria di quanto Egli ha fatto per noi ispira e sostiene la sua materna premura per la Chiesa e per il mondo. Il fluire delle Ave Maria, che costituisce l’ordito del Rosario, la rende continuamente vicina a noi: ella ci prende quasi per mano per introdurci con sé nel Mistero del Figlio Redentore.

b) Noi “come” Maria e “con” Maria
La preghiera del Rosario è un colloquio ininterrotto con la Madre nostra, un mezzo semplice e facile che ce la rende presente nei momenti gioiosi e tristi della sua vita terrena e negli splendori del cielo che la avvolgono. Così di volta in volta, proprio nel meditare ciascun mistero, il suo volto di Madre si presenta a noi dolce come all’Annunciazione, premuroso come nella Visitazione, adorante e beato come nel Natale, addolorato e triste, come nella presentazione di Gesù, nello smarrimento, e nei misteri del dolore: è lei che ci mostra il Figlio tradito, flagellato, coronato di spine e crocifisso; e con gioia ce lo mostra trionfatore della morte e datore della Vita. Lo stile meditativo che la recita del Rosario richiede si ispira dunque a lei: in comunione con lei, in sua compagnia, ricordiamo e impariamo Gesù, a lui ci conformiamo, per testimoniarlo con la nostra vita; e insieme con lei e per mezzo di lei intercediamo, supplici, per tutti il perdono dei peccati, le grazie per la vita presente e per quella futura.

5. PREGARE L’AKATHISTOS 

L’inno Akathistos, indulgenziato come il Rosario, è il più bello tra gli inni liturgici mariani dell’Oriente: canta la Madre di Dio intimamente associata al mistero di Cristo e della Chiesa, nel progetto salvifico universale del Padre: dal paradiso terrestre fino all’ultimo giudizio, passando attraverso l’Annunciazione e gli eventi dell’infanzia di Gesù illuminati dalla croce e misticamente celebrati nei riti pasquali e battesimali. È un compendio orante delle verità mariane professate. In comunione con i fratelli della Chiesa bizantina, che considerano l’Akathistos come tessera di riconoscimento della loro dottrina e pietà mariana, ogni “amico” di Maria è felice di recitarlo anche ogni giorno in suo onore.

Originally from: La Theotokos