La mamma di Gesù

1. LA RAGAZZA DI NAZARET

Cosa sappiamo dell’infanzia e dell’adolescenza di Maria? Anche qualora contengano qualche elemento genuino, nel loro insieme i Vangeli apocrifi sono da considerare pie leggende. L’unico dato sicuro è quello che troviamo nel Vangelo di Luca: da ragazza, Maria era fidanzata a Giuseppe, «Un uomo della casa di Davide». Ecco il suo racconto:
Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sara grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei (Lc 1,26-36).
II testo evangelico è incentrato sulla persona del Messia: come è venuto al mondo «il Figlio dell’Altissimo»; chi e colui che nascerà da una vergine. Non entriamo qui nelle questioni complesse che discutono gli esegeti. Ci poniamo una sola domanda: cosa dice di Maria questa pagina del Vangelo di Luca? Della sua personalità? Del suo animo? Il dialogo con l’angelo manifesta una maturità di giudizio e di comportamento, che può sorprendere in una ragazza di 15-16 anni. Come qualunque ragazza, Maria rimane «turbata» e s’interroga sul significato di una parola inattesa. F, quando le viene detto che sta per diventare madre, obietta: «Non conosco uomo»; ossia: sono soltanto fidanzata, non sono nella condizione di una donna sposata. Maria però non è arroccata su se stessa e sul suo progetto di vita. Quando Dio le fa conoscere il suo disegno su di lei, lo accetta in modo incondizionato: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E questo il punto di arrivo del racconto, che ci offre il ritratto della ragazza di Nazaret, totalmente disponibile alla volontà di Dio, pronta a donare la sua giovane vita: «Maria ha detto sì, e si è fatta serva del suo Signore. Non ha fatto altro, ma proprio questo si che ha reso possibile al progetto di Dio di farsi storia» (Anastasio Ballestrero, La Vergine nostra madre, Cinisello Balsamo 1988, p. 29).

La casa di Maria a Nazaret
La basilica dell’Annunciazione, costruita a Nazaret su disegno dell’architetto Giovanni Muzio e inaugurata il 25 marzo 1960, ha preso il posto dell’antica basilica dei crociati, i quali a loro volta avevano sostituito quella costruita nel V secolo dai bizantini. Dalla basilica inferiore si accede alla Grotta dell’Annunciazione, identificata con la casa di Maria, Si ritiene che questa fosse costituita di una parte scavata nella roccia (la grotta) e di una parte in muratura. Quest’ultima, secondo la tradizione, fu trasportata tra il 1291 e il 1294 a Loreto, dove è conservata all’interno della basilica della Santa Casa. Gli scavi archeologici condotti tra il 1955 e il 1960 portarono alla luce i resti di una domus ecclesiae, derivata da un’antica casa con grotte, sili e vasche, risalenti al I secolo dopo Cristo. Sopra di essa nel III secolo i cristiani di Nazaret edificarono una sinagoga, della quale rimangono stipiti e colonne, nonché graffiti e simboli mariani; per es. XH MAPIA (XH è abbreviazione del greco Kàire, “rallegrati”; MAPIA, pure in greco maiuscolo, è il nome di Maria). Nel 430 i bizantini rasero al suolo la sinagoga giudeo-cristiana e ne utilizzarono vari elementi per costruire una nuova chiesa, preservando le grotte mariane. É questa la “casa di Maria” visitata dall’Anonimo Piacentino verso il 570, dal vescovo francese Arculfo cento anni dopo, da san Beda “il Venerabile” (†735) e altri ancora. (Vedi: E. Testa, Maria di Nazareth, in: Nuovo Dizionario di Mariologia, a cura di S. De Fiores e S. Meo, Cinisello Balsamo 1985, 865-891).

L’episodio che segue manifesta un nuovo tratto della personalità di Maria:
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto» (Lc 1,39-45).
Nel racconto della cosiddetta “visita” a Elisabetta emerge la sua attenzione all’anziana parente e la disponibilità al servizio. Ambrogio di Milano commenta: «Appena Maria ebbe udito ciò, si avviò in fretta verso la montagna, non perché fosse incredula della profezia o incerta dell’annunzio o dubitasse delta prova, ma perché era lieta delta promessa e desiderosa di compiere devotamente un servizio, con lo slancio che le veniva dall’intima gioia» (Esposizione del Vangelo secondo Luca 11,19). Non Si tratta infatti di una semplice “visita”: «Maria rimase con lei circa tre mesi», fino al momento del parto; «poi tornò a casa sua». (Lc 1,56). La futura mamma, che già porta un figlio nel grembo, assiste Elisabetta fino al termine della sua gravidanza. La medesima disponibilità, con la quale ha abbracciato il progetto di Dio, la spinge ad aiutare l’anziana parente. Alle nozze di Cana mostrerà la stessa attenzione e la stessa sollecitudine. Se Elisabetta riconosce in lei «la madre del mio Signore» e la dice «beata perché ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto», tutt’altro che compiacersi per i complimenti Maria riconosce che il Signore «ha guardato l’umiltà della sua serva» e lo ringrazia per le «grandi cose» che sta compiendo in lei. Nel suo Magnificat riecheggia la preghiera dei Salmi di Israele, in modo particolare quella dei “poveri di Jahwe”: «Il Magnificat è un canto che rivela in filigrana la spiritualità degli anawim biblici, ossia di quei fedeli che si riconoscevano “poveri” non solo nel distacco da ogni idolatria delta ricchezza e del potere, ma anche nell’umiltà profonda del cuore, spoglio dalla tentazione dell’orgoglio, aperto all’irruzione delta grazia divina salvatrice» (Benedetto XVI, Udienza generale 15 febbraio 2006). Luca evangelista ci ha offerto il primo ritratto di Maria: non quello superficiale di tanti artisti, che giustamente finiscono nei musei, né quello piuttosto concettuale dei trattati di teologia, ma un’immagine umanissima e profondamente introspettiva, che la rende vicina alle donne e agli uomini di ogni tempo.

2. LA VITA DI MARIA A NAZARET

I primi lettori dei Vangeli erano in grado di immaginare la vita quotidiana della famiglia di Gesù: era il loro mondo, con le abitudini che tutti conoscevano. Gli studiosi cercano di ricostruirla a partire dalle fonti letterarie e grazie alle indagini archeologiche. Salvatore Garofalo, uomo di grande cultura e di profonda spiritualità, offre una descrizione semplice e suggestiva della giornata di Maria: «Fin dal primo chiarore dell’alba, ella attendeva alla macinazione del grano. Seduta per terra, girava con una mano una rozza ruota di pietra e sorvegliava il fluire della bianca farina tra le connessure. Poi impastava e cuoceva i pani nel piccolo forno di argilla presso la casa… Le pietanze per il frugale pasto non erano eccessivamente complicate: uova, latticini, miele, olive, frutta e, raramente, pesce. A lungo tra le industre mani prillava il fuso o girava l’arcolaio o pulsava il telaio e, filo dopo filo, atto d’amore dopo atto d’amore, nascevano così le tunichette di Gesù; nacque così, tutt’intera tessuta, senza cuciture, la tunica inconsutile che i crocifissori non ebbero il coraggio di fare a pezzi. Due volte al giorno Maria lasciava la casa e, con l’idria sulla testa, si recava alla fontana – che oggi porta il suo nome – per attingere acqua, e allora le chiacchiere delle comari le ronzavano intorno…» (Le parole di Maria, Torino 1943, pp. 174s).

Una mistica descrive la vita di Maria di Nazaret
Nelle rivelazioni private, che alcuni mistici e mistiche – come la beata Anna Katharina Emmerick (1774-1824) e Maria Valtorta (18971961) – attestano di aver ricevuto, si leggono suggestive descrizioni della vita di Maria a Nazaret. Con tutta la cautela che s’impone nel valutare quelle esperienze religiose, è facile notare che tali “riscritture” dei testi evangelici attingono alla cultura del tempo e dell’ambiente. Si veda, per es., quanto osserva un esperto della Sindone a proposito della sepoltura di Gesù, quale è descritta dalla Emmerick in seguito a una visione (C. GHIBERTI, Sindone verso il 2000, Casale Monferrato 1999, 232-237). Così la Emmerick descrive la casa di Nazaret: «Nella casa di Nazareth c’erano tre stanze. Quella più grande e comoda era della Santa Vergine e fungeva anche da oratorio per la preghiera comune delta santa famiglia. Durante la giornata essi erano raramente insieme. Giuseppe lavorava nella sua stanza adattata a piccola officina; lo vidi levigare dei pezzi di legno, talvolta Gesù l’aiutava. Maria era occupata col ricamo e il cucito, vicino aveva sempre un cestino. Ognuno dormiva nella sua stanza. Vidi Gesù mentre aiutava i suoi genitori oppure pregava e si ritirava in meditazione. Era divenuto un modello per tutti i fanciulli di Nazareth. Gesù aveva una figura slanciata, esile e delicata, un visetto ovale; nonostante godesse ottima salute aveva un colorito pallido. I suoi capelli castano-biondi gli scendevano sulla fronte ed erano lunghi fin sulle spalle..» (Vita della Santa Vergine Maria, c. 9°, n. 119). Quanto ci sia di autentica rivelazione, quanto di fantasia, nella descrizione della veggente, è difficile stabilirlo. Il testo citato può comunque essere di aiuto per dare concretezza ai lunghi anni, che Maria trascorse insieme al suo sposo Giuseppe e al figlio Gesù.

3. ACCANTO A GESÚ DURANTE LA SUA MISSIONE

Ormai trentenne, Gesù lascia Nazaret, dove tutti lo conoscono come «il figlio del falegname». Non sappiamo nulla del suo distacco dalla madre. Quanto si legge nei Vangeli apocrifi e negli scritti che riferiscono le rivelazioni di persone privilegiate non s’impongono con sufficiente autorità. I Vangeli canonici, ai quali ci affidiamo, mostrano a sufficienza che Maria è stata vicina al figlio anche nel tempo della sua missione.

Le nozze di Cana
Il primo episodio, giustamente celebre, è quello accaduto a Cana di Galilea, un villaggio poco distante da Nazaret: appena sette chilometri a est, se lo si identifica con Kafr Kanna a meno che si tratti di Khirbet Qana, una decina di chilometri a nord. Dobbiamo supporre che Maria e Gesù siano stati invitati alla festa di nozze per ragioni di parentela. Secondo le usanze giudaiche, la festa dura parecchi giorni: un’intera settimana, stando al libro di Tobia (Tb 11,20). Nel Quarto Vangelo si legge che, insieme a Gesù, c’erano i suoi primi discepoli: quelli che il Battista gli ha indirizzato o che egli stesso ha invitato a seguirlo. Nessun accenno invece a Giuseppe: se fosse stato ancora in vita, non sarebbe certo rimasto a casa!
Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso I’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifesto la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. Dopo questo fatto scese a Cafarnao, insieme a sua madre, ai suoi fratelli e ai suoi discepoli. Là rimasero pochi giorni (Gv 2,1-11).
Maria è la prima ad accorgersi del problema e, come una buona madre di famiglia, cerca di rimediarvi. Viene da pensare che questo era il suo comportamento normale a Nazaret. La madre dice discretamente a Gesù: «Non hanno vino». Non siamo in grado di sapere che cosa pensasse dentro di sé in quel momento; ma una cosa è evidente: la confidenza tra mamma e figlio. La risposta di Gesù lascia sorpresi, perché sembra marcare una distanza. Rivolgendosi alla madre, Gesù la chiama «donna», come farà dalla croce sul punto di morire (Gv 19,26s). La parola enigmatica: «Non è ancora giunta la mia ora» rimanda all’ora suprema, nella quale dirà: «É compiuto». Il racconto dell’evangelista è ricco di allusioni. Dicendo ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela», Maria esprime la sua fiducia nel figlio e insegna ad avere fiducia in lui. Gesù non la delude. L’ordine dato ai servi appare strano, eppure compie il miracolo: «l’inizio dei segni», come scrive l’evangelista. Il primo a fare i complimenti e l”architriclino”; ma è lecito immaginare che anche gli sposi abbiano ringraziato commossi. Le due ultime annotazioni sono anch’esse significative. In seguito a questa prima manifestazione dei suoi poteri straordinari, «i suoi discepoli credettero in lui». La fede dei primi discepoli in Gesù e frutto dell’iniziativa materna di Maria. «Dopo questo fatto – continua l’evangelista – Gesù scese a Cafarnao, insieme a sua madre, ai suoi fratelli e ai suoi discepoli». Almeno per «pochi giorni», Maria è accanto al figlio nella cittadina sul lago, che diventa la base operativa della sua missione.

«Tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle ti cercano»
In seguito, fino al racconto della passione, i Vangeli riferiscono un unico episodio nel quale compare la mamma di Gesù.
Entrò in una casa, e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «E fuori di sè» [ … ]. Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre» (Mc 3,20-21.31-35 parr. Mt 12,46-50; Lc 8,19-21).
C’è molta gente intorno alla casa dove abita Gesù, probabilmente quella di Pietro a Cafarnao; lo cercano perché sperano di ottenere la guarigione dei loro malati. Tanta popolarità non piace però ai suoi parenti. Dicono, o pensano: «É fuori di sé». I «suoi» sono quei «fratelli» dei quali il quarto evangelista dice che non credevano in lui (Gv 7,5). Tra questa e la terza scena s’inserisce una disputa con gli scribi venuti da Gerusalemme, i quali malignano che Gesù compie i suoi esorcismi con l’aiuto di Satana. La terza scena riprende la situazione della prima: circondato dai discepoli, Gesù è all’ interno della casa, mentre la folla fa ressa alla porta che dà nel piccolo cortile. Intanto, accompagnata da alcuni dei «fratelli», la mamma di Gesù è scesa da Nazaret a Cafarnao per incontrarlo, ma non riesce a farsi largo. Qualcuno fa passare la voce: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano». La risposta di Gesù rivela una novità sorprendente: la sua vera famiglia è un’altra, è quella gente che gli sta intorno, che da giorni lo segue e lo ascolta: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre». Questo episodio richiama l’esperienza che Maria ha avuto molti anni prima nel Tempio di Gerusalemme. Allora, il figlio dodicenne le ha risposto: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ora lo sente parlare di un’altra famiglia, quella dei suoi discepoli, o – meglio – di coloro che fanno la volontà di Dio. Non la compiono i suoi fratelli che non credono in lui e dicono: «É fuori di se». Certamente la sta compiendo la mamma di Gesù.

«Non è costui il figlio di Maria?»
La madre di Gesù s’intravede come nello sfondo in un altro episodio.
Partito quindi di là, andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono. Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: «Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani?» e si scandalizzavano di lui. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E non vi poté operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità (Mc 6,1-6 parr. Mt 12,46-50; Lc 8,19-21).
Nel suo cammino missionario, Gesù arriva al villaggio dove è cresciuto e dove tutti lo conoscono. Collocando questa visita all’inizio della missione, il terzo evangelista gli conferisce un carattere programmatico: Gesù legge un brano del libro di Isaia e dichiara solennemente che le parole del profeta si stanno compiendo. Marco e Matteo si limitano al nocciolo dell’episodio. Nella sinagoga tutti lo ascoltano stupiti. A differenza dei maestri della Legge, che si appellano alla dottrina degli antichi, Gesù insegna «come uno che ha autorità» (Mc 1,22). La gente si chiede: «Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». Gli abitanti di Nazaret conoscono bene la sua famiglia; i parenti sono umili contadini e artigiani; fino a ieri, lui stesso ha esercitato il loro mestiere. Da dove gli viene tanta «sapienza»? Ciò che insegna viene da un Dio o ha ben altra origine, come insinuano gli scribi? La popolazione del suo villaggio inciampa nell’umanità di Gesù («si scandalizzavano di lui»): un modesto falegname non può essere un profeta mandato da Dio. Anche se i Vangeli non ne fanno parola, tra le donne – che nella sinagoga occupano uno spazio diverso da quello degli uomini – c’è anche la madre di Gesù. Non è difficile intuire i suoi sentimenti nel vedere che il figlio è incompreso e respinto proprio da quelli che dovrebbero essere i più vicini. Risuonano alla sua mente le parole dell’anziano Simeone: «Egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione … » (Lc 2,35).’

«Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!»
Il profeta Gesù parla alla folla, guarisce gli ammalati, scaccia i demoni. Mentre gli avversari lo denigrano, la gente semplice lo ammira e lo applaude. Una donna grida: «Fortunata la tua mamma!». Il suo linguaggio, che la traduzione CEI ha preferito levigare, è realistico: «Beato il ventre che ti ha portato e le mammelle che hai succhiato». Mentre diceva questo, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!» (Lc 11,27-28). Una mamma capisce le gioie e le sofferenze di un’altra mamma. Quella donna forse non ha mai incontrato Maria; ma è sicura che deve essere una madre eccezionale. Ammirando il figlio, istintivamente pensa a colei che lo ha partorito e cresciuto. In un linguaggio schietto e popolare è racchiusa un’alta teologia: il mistero dell’Incarnazione non è qualcosa di astratto. Gesù corregge il complimento fatto a sua madre, così come in altra circostanza sembrò che non volesse nemmeno incontrarla. Non contraddice la voce della donna, ma proclama una “beatitudine” che non è solo di Maria: è di tutti «coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano». In altri termini, anche i discepoli di Gesù sono «beati», fortunati e felici, se assomigliano a colei che per prima «ha creduto» (Lc 1,45).

I fratelli e le sorelle di Gesù
Chi sono i «fratelli» e le «sorelle» di Gesù, di cui si parla più volte nei Vangeli? Gli scrittori più antichi non pensavano affatto che si trattasse di fratelli e sorelle carnali, figli cioè di Maria e di Giuseppe. Non sarebbe stato possibile parlare della verginità perpetua di Maria, se avesse avuto altri figli. Verso la fine del IV secolo un tale Elvidio, avversario dell’ascetismo cristiano, lo mise in dubbio. Gli rispose polemicamente il grande Gerolamo: nell’uso biblico il termine «fratello» indica non solamente i fratelli veri e propri, ma anche i parenti più stretti: cugini, zii, ecc. Ancora i riformatori Lutero, Calvino e Beza mantenevano l’interpretazione tradizionale. In tempi più recenti, tra i protestanti si è diffusa la tesi contraria. (Cf A. Valentini, Maria secondo le Scritture: Figlia di Sion e Madre del Signore, Bologna 2007, pp. 60-62; R. Fabris, Gesù il “Nazareno”. Indagine storica, Assisi 2011, pp. 235-238).

4. ACCANTO A GESÚ CHE SOFFRE

Quando i genitori portarono Gesù bambino al Tempio, l’anziano Simeone invocò su di essi la benedizione del Signore, ma rivolgendosi alla madre disse: «Ecco, egli e qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori» (Lc 2,22-35). Queste parole si avverano quando qualcuno annuncia a Maria: «Lo hanno preso!». I Vangeli ricordano soltanto che la mamma era vicina a Gesù negli ultimi momenti; ma è evidente che tra le donne salite dalla Galilea a Gerusalemme per la festa di Pasqua (Lc 23,49) c’era anche lei. Non era accanto a Gesù nel Getsemani, tanto meno quando fu interrogato nel Sinedrio e quando Pilato emise la sentenza. Ma, quando uscì dal pretorio portando sulle spalle il patibolo, Maria dovette fare tutto il possibile per essergli vicina.

Il cammino della croce
L’evangelista che più di ogni altro ricorda la presenza di alcune donne al seguito di Gesù (Lc 8,1ss) sottolinea la loro vicinanza nel cammino della croce:
Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e I Seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?». Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori (Lc 23,27-32).
E ancora Luca a segnalare la presenza delle donne nel luogo della crocifissione: «Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo» (Lc 23,49). Diversamente da Marco e Matteo, il terzo evangelista lascia intendere che c’erano anche i discepoli («tutti i suoi conoscenti … »). Il Quarto Vangelo ci assicura che, accanto alla madre di Gesù, c’era Giovanni. Possiamo immaginare l’angoscia di Maria nel vedere il figlio abbrutito dalle percosse, spogliato, inchiodato sul patibolo, agonizzante sulla croce.

Quarta stazione della Via Crucis
L’uso dei pellegrini di ripercorrere il cammino di Gesù lungo le vie di Gerusalemme fino al santo Sepolcro è all’origine della pia pratica della Via Crucis, diffusa soprattutto dai francescani. Nella quarta stazione la pietà cristiana si sofferma con affetto sull’incontro di Gesù con la mamma. L’arcivescovo maronita di Beyrouth, il cardinale Béchara Boutros Gali commenta: «Ferito e sofferente, portando la croce dell’umanità, Gesù incontra sua madre e, nel suo volto, tutta l’umanità. Maria, Madre di Dio, è stata la prima discepola del Maestro. Accogliendo la parola dell’angelo, ha incontrato, per la prima volta, il Verbo incarnato ed è diventata tempio del Dio vivente. L’ha incontrato senza comprendere come il Creatore del cielo e della terra abbia voluto scegliere una ragazza, una fragile creatura, per incarnarsi in questo mondo. L’ha incontrato in una ricerca costante del suo Volto, nel silenzio del cuore e nella meditazione della Parola. Credeva di essere lei a cercarlo, ma, in verità, era lui che cercava lei. Ora, mentre porta la croce la incontra. Gesù soffre nel vedere sua madre soffrire, e Maria di veder soffrire suo Figlio. Ma da questa comune sofferenza nasce un’umanità nuova. «Salam a te! Noi ti supplichiamo, o Santa piena di gloria, Vergine perpetua, Madre di Dio, Madre di Cristo. Fai salire la nostra preghiera al cospetto del tuo figlio diletto perché perdoni i nostri peccati» (Theotokion dall’Orologion copto, Al-A ghbia 37). Signore Gesù, nelle nostre famiglie proviamo anche noi le sofferenze causate ai figli dai loro genitori e ai genitori dai loro figli. Signore, fa’ che in questi tempi difficili le nostre famiglie siano luoghi della tua presenza, affinché le nostre sofferenze si tramutino in gioia. Sii tu il sostegno delle nostre famiglie e fa’ di esse delle oasi d’amore, di pace e di serenità, ad immagine della santa Famiglia di Nazaret. Amen» (Via Crucis al Colosseo di Roma, 29 marzo 2013).

Ai piedi della croce
Ogni evangelista descrive alcuni particolari delle ultime ore di Gesù, dall’ora terza, quando fu inchiodato sul patibolo, all’ora nona, ossia mezzogiorno, quando spiro. Il Quarto Vangelo dà risalto alle ultime parole rivolte da Gesù alla madre:
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di mm madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo 1a madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé (Gv 19,25-27).
Maria «sta» presso la croce. Questa scena, dipinta in innumerevoli icone, è il soggetto di uno dei canti più espressivi della tradizione cristiana: lo Stabat Mater. L’arte e la musica, meglio di ogni commento, aiutano a comprendere ciò che Maria visse in quelle ore terribili.

Stabat Mater
Il dolore di Maria presso la croce ha trovato sublime espressione nella sequenza Stabat Mater e in una lauda di Jacopone da Todi, “Donna del Paradiso”. Lo Stabat Mater, anch’esso attribuito a Jacopone, è stato musicato da celebri compositori, da Pierluigi da Palestrina a Gioacchino Rossini a Lorenzo Perosi. Ecco le prime strofe della Sequenza (con traduzione in italiano) e le ultime della lauda.

Stabat mater
Stabat mater dolorosa
iuxta crucem lacrimosa
dum pendebat Filius.

Cuius animam dolentem
contristatam et gementem
pertransivit gladius.

o quam tristis et afflicta
fuit illa benedicta
mater Unigeniti.

Quae merebat et dolebat
pia mater dum videbat
Nati poenas incliti.

Quis non posset contristari
Christi Matrem contemplari
in tanto supplicio?

Eja, Mater fons amoris
fac sentire vim doloris
atque tecum lugere.

La madre addolorata stava
in lacrime presso la croce
su cui pendeva il figlio.

E il suo animo gemente
contristato e dolente
una spada trafiggeva.

Oh, quanto triste e afflitta
fu la benedetta
madre dell’Unigenito!

Si rattristava e doleva
la pia madre al vedere
le sofferenze del Figlio

Chi non piangerebbe
al vedere la madre di Cristo
in sì grave supplizio?

Oh! Madre, fonte d’amore,
fammi sentire tutto il dolore
e con te piangere. Donna del Paradiso
Figlio, l’alma t’è ‘scita,
figlio de la smarrita,
figlio de la sparita,
figlio attossecato!

Figlio bianco e vermiglio,
figlio senza simiglio,
figlio e a cui m’apiglio?
figlio, pur m’ài lassato!

Figlio bianco e biondo,
figlio volto iocondo,
figlio, perche t’a el mondo,
figlio, cusì sprezzato?

Figlio dolc’e piacente,
figlio de la dolente,
figlio, ate la gente
malamente trattato.

loanni, figlio novello,
morto s’e ‘1 tuo fratello.
Ora sento ‘1 coltello
che fo profitizzato.

Che moga figlio e mate
d’una morte afferrate,
trovarse abraccecate
mat’e figlio impiccato.

Maria non è sola. Accanto a lei c’è una «sorella», ossia una parente stretta; ci sono altre due donne, che portano il medesimo nome: Maria. Una è la moglie «di Cleofa»; l’altra è «di Magdala», una cittadina sul lago di Tiberiade. La Maddalena – che non è la peccatrice di cui si legge in Lc 7,36-50 – sarà la prima a vedere il Signore risorto (cf Gv 20,11-18). Accanto alla mamma di Gesù c’e «il discepolo che egli amava». Il discepolo prediletto è l’autore dello stesso Vangelo (cf Go 21,21.24): la tradizione dei fatti e della parole di Gesù che vi sono riportati risale a Giovanni, il fratello di Giacomo. Secondo il quarto evangelista, dopo il penoso lamento: «Ho sete», Gesù dice: «É compiuto» (Gv 19,28.30). Prima di quest’ultima parola e prima di spirare, si rivolge alla madre e al discepolo amato. «Vedendo la madre e accanto a lei il discepolo the egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco tuo figlio!”». La chiama: “donna”, come ha fatto a Cana, quando non era ancora giunga «la sua ora». Poi si rivolge al discepolo: «Ecco tua madre!». Questa parola, che si può considerare il testamento di Gesù, supera certamente il senso immediato e concreto, che tuttavia non dobbiamo trascurare. Sul punto di morire, Gesù si preoccupa che la mamma non sia lasciata sola e l’affida all’amico più caro, il «discepolo che egli amava». E questi – continua il testo evangelico – «da quell’ora l’accolse con sé», in casa sua. L’antica tradizione conferma che Giovanni prese di fatto con sé la mamma di Gesù. La tenne accanto a sé anche quando andò lontano da Gerusalemme per annunciare la buona novella.

Gesù è posto nella tomba
Ciò che Maria ha vissuto in quei «tre giorni», dalla sera del venerdì santo al mattino del giorno dopo il sabato, lo possiamo unicamente intuire e immaginare. Tutti e quattro i Vangeli descrivono in dettaglio come il corpo di Gesù fu deposto dalla croce e collocato in una tomba nuova, nelle vicinanze del Golgota. Numerosi artisti hanno raffigurato Maria che accoglie tra le sue braccia il corpo del figlio deposto dalla croce (la “Pietà”). Luca racconta: «Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe» d’Arimatea, che insieme a Nicodemo si prese cura della sepoltura. «Esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù … » (Lc 23,55). Tra queste donne non poteva mancare la mamma di Gesù.

5. É VIVO!

I Vangeli di Marco, di Matteo, di Luca, di Giovanni, e – prima ancora – l’apostolo Paolo (Prima lettera ai Corinzi, cap. 15) testimoniano la scoperta della tomba vuota e riferiscono le apparizioni di Gesù agli Undici e ad altri discepoli, tra i quali alcune donne, in particolare a Maria di Magdala. Nessun Vangelo parla di un’apparizione di Gesù risorto a sua madre; ma è possibile spingersi oltre? Sulla scia di un’antica tradizione (vedi, per es., Efrem il Siro), Gregorio Palamas, vescovo di Tessalonica (†1359), afferma: «La Madre di Dio, prima di tutti, vide il risorto e godette della sua divina familiarità; per prima ella sola toccò con le mani i suoi santi piedi, benché gli evangelisti non dicano in modo chiaro tutte queste cose, per non addurre come testimone la Madre e offrire occasione di sospetto agli increduli» (Omelia 18 sulle Mirofore, 3). Anche sant’Antonio di Padova in un sermone al popolo insegna che «la Vergine Maria, dopo che il figlio suo Gesù fu deposto nel sepolcro, mai se ne allontanò, come dicono alcuni, ma restò sempre lì a vegliare in lacrime, finché per prima lo vide risorgere: per questo i fedeli festeggiano in suo onore il giorno di sabato» (Sermoni, traduz. di G. Tollardo, Padova 1994, p. 203). La devozione popolare non poteva accontentarsi del silenzio del Vangeli. In diverse regioni italiane l’incontro tra Gesù risorto e sua madre è come drammatizzato in una processione.

Maria accanto ai primi cristiani
Dopo la risurrezione di Gesù, i primi discepoli si riuniscono nella «stanza al piano superiore» di una casa, il prototipo delle nostre “chiese”. Gli Atti degli apostoli raccontano:
Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi: vi erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda figlio di Giacomo. Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui (At 1,13-14).
Ci sono gli apostoli, che Gesù ha chiamato personalmente; ci sono alcune donne, che lo hanno seguito fin dalla Galilea; ci sono i «fratelli di lui», quei parenti che un tempo non gli credevano … ; c’è «Maria, la madre di Gesù». I suoi discepoli sono diventati I nuovi figli della sua mamma.

La casa di Maria a Efeso
Dopo l’uccisione di Giacomo (At 12), molti dei discepoli di Gesù abbandonano Gerusalemme. Secondo una tradizione attendibile, Giovanni giunge fino a Efeso, accompagnato dalla mamma di Gesù. Nel 1881, sulla base delle visioni della mistica Anna Katharina Emmerick, un padre lazzarista francese si diede alla ricerca della casa di Maria a Efeso e la individuò con l’aiuto di alcuni cristiani sulla Collina dell’usignolo, a nove chilometri dalla città. La gente del posto continuava a venerare la “Casa di Madre Maria” (in turco: Meryem Ana Evi), un piccolo edificio databile al IV secolo; ma gli archeologi ritengono che le sue fondamenta risalgano al I secolo. É questo il luogo dove Maria concluse la sua vita terrena? Il dubbio nasce dal fatto che, secondo un’altra tradizione, Maria “si addormentò” a Gerusalemme. La Tomba della Vergine è identificata con la camera sepolcrale venerata nella cripta di un’antica chiesa nei pressi del torrente Cedron, poco lontano dal Getsemani. Sempre a Gerusalemme, esisteva una chiesa paleocristiana, conosciuta come Chiesa degli Apostoli, al posto della quale all’inizio del V secolo i Bizantini costruirono la grande basilica di Hagia Sion (Santa Sion), distrutta dai Persiani nel 614. Nel XII secolo i crociati costruirono una chiesa ancora più grande, Sancta Maria in monte Sion, che comprendeva il cenacolo e il luogo della “Dormitio Mariae”. Questa chiesa andò distrutta nel 1187. Nella stessa area, agli inizi del XX secolo è stata eretta l’attuale basilica della Dormizione. Dove Maria trascorse i suoi ultimi anni: a Gerusalemme, come descritto nei “Transitus” della Vergine? Oppure a Efeso, dove già nel IV secolo esisteva la basilica, nella quale si riunì un Concilio ecumenico (il terzo, nel 431), che chiamò Maria Theotókos (lat. Deipara; da cui “Madre di Dio”)? Rimane incerto. Le esili tracce delle tradizioni più antiche e il culto mariano legato ai luoghi che conservano il ricordo sia della vita terrena sia della “dormizione” assicurano che la prima comunità cristiana custodì con affetto il ricordo della presenza di Maria.

Insieme a Gesù per sempre
Il Transito di Maria, un apocrifo del IV – V secolo, narra che, quando morì, il corpo di Maria venne deposto in una tomba, ma la sua anima fu portata direttamente in cielo. Dopo qualche tempo, continua il racconto, gli angeli aprirono la tomba e il corpo di Maria fu portato in cielo. Molti Padri della Chiesa insegnano che al termine della sua vita terrena Maria fu assunta in cielo in corpo e anima. Sia in Oriente che in Occidente le chiese hanno sempre celebrato 1’Assunzione di Maria al cielo. Nel 1950 il papa Pio XII ha definito dogma di fede che «l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo» (Bolla “Munificentissimus Deus”). Tra le testimonianze antiche più autorevoli e quella del vescovo Giovanni di Damasco (†749): «Era conveniente che colei che nel parto aveva conservato integra la sua verginità conservasse integro da corruzione il suo corpo dopo la morte. Era conveniente che colei che aveva portato nel seno il Creatore fatto bambino abitasse nella dimora divina. Era conveniente che la Sposa di Dio entrasse nella casa celeste. Era conveniente che colei che aveva visto il proprio figlio sulla Croce, ricevendo nel corpo il dolore che le era stato risparmiato nel parto, lo contemplasse seduto alla destra del Padre. Era conveniente che la Madre di Dio possedesse ciò che le era dovuto a motivo di suo figlio e che fosse onorata da tutte le creature quale Madre e serva di Dio (Encomium in Dormitionem Dei Genetricis semperque Virginis Mariae, II, 14).

Originally from: La Theotokos